Intervista ad Antonio Anniballe, CFA Portfolio Manager, Multi-Asset and Investment Strategy di Fondaco SGR


Dopo le perdite accumulate negli ultimi mesi, credete che i titoli tecnologici Usa abbiano scontato l’effetto negativo derivante dalla nuova politica monetaria della Fed?
Le politiche restrittive della Fed hanno avuto effetti particolarmente evidenti sull’intero comparto. A titolo di esempio, il rapporto prezzo/utili del Nasdaq è passato da 34 a 22 nell’arco di un anno, tornando nei pressi della media storica degli ultimi quindici anni (20x).
La spiegazione classica risiede nei tassi più alti a cui attualizzare la crescita futura tipica di questo settore, ma non è l’unica. In termini di preferenze degli investitori, un altro motivo è legato al fatto che il comparto tecnologico ha perso il “vantaggio competitivo” degli ultimi anni: la crescita, in tempi di inflazione elevata, non è più appannaggio quasi esclusivo del settore, ma coinvolge altri comparti più tradizionali, come quelli dei materiali o dell’energia.
A questo punto, in termini di contrazione dei multipli, il processo si può ritenere in larga parte alle spalle e non esiste un “problema specifico” sulla tecnologia. La vera questione si trasferisce ora sul denominatore del rapporto P/E, ovvero gli utili. Saranno dirimenti le prossime pubblicazioni trimestrali. E, ancor più, la guidance che sarà data dal management a margine delle stesse, in particolare sulle voci più cicliche del conto economico.
Per alcuni segmenti legati ai consumi, gli analisti saranno particolarmente attenti a eventuali dinamiche in indebolimento. Allo stesso modo, altri comparti del settore sono maggiormente dipendenti dai ricavi pubblicitari e questo, in caso di rallentamento economico marcato, potrebbe pesare.
Alcune revisioni al ribasso degli utili attesi sono già visibili nei dati, ma questo secondo processo è tutt’ora in corso. E quindi lo scenario rimarrà con ogni probabilità volatile nei prossimi mesi.
Molte società tecnologiche hanno approfittato dei tassi bassi per aumentare i livelli di indebitamento. Credete che tali livelli siano sostenibili nel medio termine o rappresentino un fattore di rischio importante per l’asset class?
Questo punto è senz’altro vero e reale, ma è utile innanzitutto ricordare il punto di partenza del processo: il comparto tecnologico a fine 2021 aveva il rapporto d’indebitamento più basso fra i settori dello S&P500. Distinguerei inoltre fra segmenti di “crescita matura” e società ai primi stadi di sviluppo.
Per le prime, la notevole cassa a disposizione e l’indebitamento ancora contenuto non dovrebbero porre problemi di sorta. Le seconde, in maniera non dissimile rispetto ad atri comparti economici, sono maggiormente esposte a un aumento prolungato dei tassi. E, più in generale, a condizioni finanziarie maggiormente sfidanti.

