L’aumento dei tassi d’interesse statunitensi ha avuto un impatto negativo sull’indice NASDAQ lo scorso anno. Il mercato ha già scontato le aspettative sulle intenzioni della FED? Lo abbiamo chiesto alle principali società di gestione del risparmio.
L’ultimo ciclo di inasprimento monetario della Federal Reserve, iniziato a marzo 2022, se da un lato ha impattato negativamente sul comparto azionario a livello globale, dall’altro è stato particolarmente brutale per i titoli tecnologici growth statunitensi.
Alcuni titoli azionari del NASDAQ sono più vulnerabili all’aumento dei tassi, in particolare quelli non redditizi, più speculativi o con prospettive di redditività incerte. Le aziende più deboli e sovra indebitate risultano meno avvantaggiate nel contesto attuale.
Ma i mercati stanno iniziando a percepire il cambio di rotta della Fed, malgrado il mantenimento della retorica “da falco” della Banca Centrale americana, tra la diminuzione dell’inflazione dei beni e l’indebolimento della spesa dei consumatori.
L’inflazione sembra difatti aver raggiunto il picco negli ultimi mesi e il rallentamento delle attese di rialzo sta supportando i titoli ad elevata crescita. Nel 2023, secondo la maggior parte dei player intervistati, non si verificheranno “shock” sui tassi. E questo dovrebbe essere di sostegno per i titoli tecnologici.
Il consiglio degli esperti è quello di concentrarsi sulle aziende leader di alta qualità, capaci di generare flussi di cassa, che non devono basarsi sul debito per crescere. In grado di resistere ai forti venti contrari e dai fondamentali solidi. La maggior parte di queste aziende ha continuato a fare utili con ottimi margini, rendendole interessanti per gli investitori. Tecnologia, trasformazione digitale e software-sicurezza informatica sono settori con un forte potenziale nel medio-lungo periodo.
Oltre alla dinamica dei tassi, le tensioni geopolitiche e le ripercussioni del lockdown in Cina, è in particolare la tenuta degli utili a influenzare la performance del NASDAQ nel 2023. Sarà importante prestare attenzione all’impatto duraturo dell’aumento dei costi dei fattori produttivi, come il lavoro e l’energia e monitorare inoltre l’andamento del dollaro americano.
Con il rafforzamento del biglietto verde molte multinazionali con sede negli USA hanno subito una brusca frenata. Ma le prospettive di calo del dollaro americano, congiuntamente a un aumento più graduale dei tassi di interesse quest’anno, favoriranno la rotazione verso i titoli tech.
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