Ultimamente il quadro della ripresa post-Covid cinese non sta mostrando un andamento particolarmente vivace.
Di conseguenza molti analisti ed osservatori sono tornati a concentrarsi su quelli che sono i problemi strutturali del Paese. Non manca chi ritiene che la seconda economia del mondo possa essere sull’orlo di una lost decade al pari del Giappone negli anni 90.
In particolare un dato che ha colpito molti è il record segnato dalla disoccupazione giovanile, che di recente ha toccato quota 20%.
La Cina si trova in effetti oggi ad affrontare problemi tipici di un’economia sviluppata, prima ancora di essere entrata in tale club. Una nota di China Post Global, gruppo di asset management basato in Europa e controllato da China Post Fund, a sua volta una delle maggiori società di gestione cinesi, evidenzia come in un decennio la crescita del pil cinese si sia quasi dimezzata, passando da +9% a + 5% all’anno. Il Team di China Post Global fa notare come nello stesso periodo il numero di studenti universitari sia passato da 5-6 milioni all’anno a circa 10 milioni. Le ridotte prospettive occupazionali di una percentuale non trascurabile dei giovani della Repubblica Popolare rischiano dunque di costituire un problema di difficile risoluzione.
A ciò si accompagna una difficile congiuntura immobiliare, che sempre a China Post Global vedono toccare il proprio nadir nel corso dell’estate di quest’anno. Detto ciò gli analisti del gruppo cinese individuano nella continua espansione del comparto terziario locale come il pilastro maggiormente vitale dell’economia del Dragone. In questo ambito la crescita continua a essere solida, con prospettive di ulteriore rafforzamento man mano che i consumatori si lasceranno alle spalle l’ultimo triennio. Proprio questo immenso comparto costituirà la dinamo futura per generare posti di lavoro per i giovani laureati.
Infine, da parte di China Post Global non vengono individuati profondi sconvolgimenti all’orizzonte per quanto riguarda la competitività industriale del Paese, che appare tuttora altissima e difficilmente scalfibile nel breve-medio termine, nonostante i pessimi rapporti con gli Usa. La recente debolezza delle esportazioni sembra infatti essere dovuta a ragioni cicliche di natura temporanea.

