A colloquio con Federico Polese, Chief Investment Officer, Simplify Partners

 

I Treasury sono affondati di prezzo a un ritmo sostenuto, spingendo verso l’alto i rendimenti, cosa alquanto strana poiché nei casi di crescente pericolo percepito dagli investitori i titoli di Stato USA si trasformano in asset rifugio. Come interpretare il calo delle quotazioni?

 

Federico Polese

Effettivamente, i Treasury statunitensi sono tradizionalmente considerati beni rifugio, in particolare in contesti di elevato rischio credito. Tuttavia, è importante sottolineare che questa percezione di rifugio non si estende necessariamente al rischio inflazionistico o al rischio di variazione dei tassi di interesse.

Negli ultimi due anni, abbiamo assistito a un’escalation dell‘inflazione, accompagnata da un innalzamento dei tassi da parte delle banche centrali. Questo scenario ha provocato una riduzione nel prezzo dei Treasury, riflettendo non tanto una questione di rischio di credito, quanto piuttosto le aspettative inflazionistiche e le politiche monetarie in atto.

Ritenete che quello attuale rappresenti un buon punto di ingresso per chi voglia aumentare la quota di portafoglio destinata ai treasury decennali o che sia meglio focalizzarsi su titoli di Stato Usa a scadenza più breve?
Il treasury negli ultimi due anni e mezzo ha registrato la peggiore performance degli ultimi 150 anni, -23%. Questo è stato dovuto a un accumularsi di fattori i principali dei quali sono inflazione a doppia cifra, conseguente aumento dei tassi da parte della FED e il forte deficit USA. Dopo movimenti di tale importanza ci vorrà del tempo per capire se è il momento per allungare la duration a fronte di una possibile recessione.
Conferma ne è l’elevatissima volatilità degli ultimi due mesi. In sintesi, in teoria potrebbe essere il momento per investire in Treasury, l’elevata volatilità impone molta attenzione nel timing.