I Treasury non sono più un rifugio sicuro stabile, ma reagiscono come qualsiasi altra asset class. A colloquio con Andrew Lake, Head of Fixed Income di Mirabaud AM

I Treasury sono affondati di prezzo a un ritmo sostenuto, spingendo verso l’alto i rendimenti, cosa alquanto strana poiché nei casi di crescente pericolo percepito dagli investitori i titoli di Stato USA si trasformano in asset rifugio. Come interpretare il calo delle quotazioni?
Purtroppo, al momento il sentiment sui Treasury è dominato dall’incertezza. È stato il premio a termine a far risalire i rendimenti sui Treasury e questo slancio ha prevalso sull’effetto da “bene rifugio”. L’incertezza espressa dalla comunicazione della Federal Reserve – più alti più a lungo, centralità dei dati, forse altri rialzi in arrivo (la nostra opinione è che i tassi abbiano raggiunto il picco) – combinata con un’ampia offerta di Treasury ha fatto sì che gli investitori richiedessero una remunerazione maggiore per possedere in portafoglio obbligazioni con una scadenza più lunga.
Ciò ha fatto venir meno la consueta natura di bene rifugio “risk off” dei Treasury e, di fatto, a beneficiarne sono stati l’oro e il franco svizzero. L’aspetto più preoccupante è che i Treasury non solo hanno perso le loro caratteristiche di bene rifugio, ma negli ultimi mesi sono anche diventati estremamente volatili. Hanno anche sviluppato una correlazione verso asset di rischio come le azioni, muovendosi al rialzo e al ribasso di pari passo. Anche in questo caso sta venendo meno la funzione dei Treasury come riparo da circostanze di mercato più difficili.

Ritenete che quello attuale rappresenti un buon punto di ingresso per chi voglia aumentare la quota di portafoglio destinata ai treasury decennali o che sia meglio focalizzarsi su titoli di stato Usa a scadenza più breve?
Essere pagati per aspettare è il mantra di molti investitori al momento. Questa cautela è esacerbata sia dall’incertezza futura, sia da una curva dei rendimenti invertita che compensa maggiormente gli investitori per gli investimenti a breve periodo. Anche l’offerta continua a essere un fattore significativo nel decidere come allocare sulla curva dei rendimenti. Data l’incertezza di cui sopra, si discute se si debba puntare sulle obbligazioni a più breve scadenza. Il problema è che in questo modo si limita il rendimento. Al 5% o giù di lì è ragionevole estendere la duration, soprattutto se si ritiene che i tassi d’interesse abbiano raggiunto il massimo negli Stati Uniti, che l’inflazione stia scendendo e che il contesto economico stia rallentando. Anche se sarà la parte sul breve periodo a reagire per prima, è la convessità che permette alla parte sul lungo periodo di sovraperformare sui movimenti più piccoli. Questo è ciò che abbiamo visto la scorsa settimana quando il mercato ha interpretato i commenti del presidente Powell come leggermente dovish. L’effetto della convessità ha visto maggiori rendimenti dalla parte lunga.

