Intervista a Paul Doyle, responsabile azionario large cap Europa di Columbia Threadneedle Investments

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Sull’azionario dell’area euro è sempre aperta la discussione sulla forte sottovalutazione rispetto a quello statunitense. Il P/E è nettamente inferiore rispetto a quello dell’S&P 500. Per trovare un divario simile a quello attuale dobbiamo risalire al 2011, all’apice della crisi dell’eurozona. Qual è la vostra valutazione?

 

Paul Doyle

In generale, i mercati azionari hanno dimostrato un certa solidità di recente, con un calo del premio al rischio azionario. Dall’altra parte, però, il sentiment è indubbiamente rialzista nel mercato statunitense, che scambia a più di 20 volte gli utili prospettici. E, ipotizzando una crescita dell’11% nel 2024[1], sconta ad oggi un atterraggio morbido.

Il mercato statunitense non è mai stato così costoso rispetto al resto del mondo, mentre la debolezza della Cina sta portando i mercati emergenti su nuovi minimi rispetto a quelli sviluppati. Guardando all’Eurozona, l’Eurostoxx 50 ha guadagnato il 20% nel 2023, sebbene l’attività sui mercati azionari primari si sia dimezzata.

Due terzi delle aziende europee prevedono di aumentare le attività operative in Europa nei prossimi tre anni. Mentre una percentuale simile prevede di incrementare la spesa per le attività di ricerca e sviluppo. È dalla crisi finanziaria globale che l’Eurozona sottoinveste nel proprio stock di capitale: un fenomeno è particolarmente acuto in Germania, dove l’età dello stock di capitale delle imprese supera a oggi i sette anni. Al contempo, il settore privato dell’area Euro è liquido e dispone di ingenti capitali, con attività finanziarie superiori al 450% del PIL.

L’Eurozona presenta un quadro eterogeneo a livello macro. Quali Borse dell’area ritenete siano le più interessanti in questa fase?

Il miglioramento dell’attività industriale nell’Eurozona, con l’inversione delle scorte e la ripresa dei salari reali, potrebbe non durare. Riteniamo, infatti, che la debolezza del credito, il calo della spesa in conto capitale e l’impulso fiscale negativo determineranno un 2024 più debole nel complesso.

Tuttavia, il PMI manifatturiero tedesco ha registrato una ripresa grazie alla risalita delle scorte. Anche i rapporti tra nuovi ordini e scorte a livello globale, e in Svezia in particolare, sono in crescita, in linea con la ripresa a breve termine del settore manifatturiero europeo e delle esportazioni coreane, a indicazione di un aumento dell’attività europea. Ciononostante, queste dinamiche potrebbero non essere sostenibili.

Gli indicatori anticipatori della spesa in conto capitale per il 2024 sono infatti negativi; le componenti occupazionali dei PMI suggeriscono un calo della domanda di lavoratori, per cui la crescita dei salari rallenterà. La politica monetaria restrittiva si farà sentire. E, come negli Stati Uniti, rimarrà tale anche se la BCE dovesse tagliare i tassi nel secondo trimestre.

Il quadro a breve termine potrebbe essere complicato, con una sovraperformance dei titoli difensivi. Tuttavia, con l’avvio dei tagli dei tassi l’Eurozona potrebbe tornare a sovraperformare. Più a lungo termine, il piano NextGenerationEU, l’uso dell’intelligenza artificiale per incrementare la produttività e l’aumento della spesa in conto capitale potrebbero rilanciare la crescita europea.

[1] Datastream, gennaio 2024