A colloquio con Giacomo Calef, Country Manager Italia, NS Partners

 

 

Sull’azionario dell’area euro è sempre aperta la discussione sulla forte sottovalutazione rispetto a quello statunitense. Il P/E è nettamente inferiore rispetto a quello dell’S&P 500. Per trovare un divario simile a quello attuale dobbiamo risalire al 2011, all’apice della crisi dell’eurozona. Qual è la vostra valutazione?

La sottovalutazione dell’azionario europeo rispetto all’equity Usa riflette le caratteristiche dei principali titoli che lo compongono. Infatti, la componente settoriale, data la prevalenza di titoli azionari di carattere “Value” rispetto ai “Growth”, è diversa rispetto ai listini americani.

Giacomo Calef

Nelle Borse europee le società tecnologiche, a parte qualche eccezione, scarseggiano, al contrario degli Usa dove il comparto è invece predominante. L’Europa è rappresentata soprattutto dai farmaceutici, industriali e bancari.

Inoltre, dovremmo tenere in considerazione un altro elemento che impatta sulle valutazioni; Wall Street rappresenta ancora oggi il centro del capitalismo finanziario occidentale, offrendo grandi opportunità alle aziende che riescono a quotarsi.

Qui lo sbarco in Borsa è quasi visto come un passo fisiologico per la crescita di un’impresa, e agli occhi degli operatori risulta più ricco di opportunità di investimento. Per una società di capitali, quindi, la quotazione a New York è un traguardo molto importante, che garantisce non solo ampia visibilità a livello globale, ma anche risorse finanziarie più consistenti rispetto ai listini del Vecchio Continente.

Il maggiore interesse da parte degli investitori è uno dei fattori che porta le valutazioni di mercato a essere mediamente più elevate, creando una domanda continua che attrae sempre nuove società che intendono raccogliere più capitale possibile. Non è quindi un caso se alcune società europee, anche italiane, spesso hanno scelto di quotarsi direttamente nei listini USA, e non in quelli europei.

L’Eurozona presenta un quadro eterogeneo a livello macro. Quali Borse dell’area ritenete siano le più interessanti in questa fase?

L’andamento dei listini dell’Eurozona riflette le aspettative positive sulla politica monetaria, anche se i fondamentali macroeconomici restano deboli. Gli indici PMI mostrano un lieve miglioramento sul piano dei servizi, ma il comparto manifatturiero resta fiacco.

Tuttavia, l’inflazione continua il suo trend discendente, sebbene più lento del previsto al 2,6% a febbraio, mentre non c’è ancora certezza sul timing della BCE riguardo a un taglio dei tassi di interesse. Nonostante tutto, in questa fase, il FTSE MIB sembra essere uno degli indici più favoriti, trainato dai lauti guadagni del settore bancario, grazie all’aumento dei margini di interesse.

Sebbene non riteniamo opportuno focalizzarsi nello specifico su uno o più indici, preferiamo selezionare aziende ad alta capitalizzazione di mercato che presentano una fonte di ricavi ben diversificata, ovvero non eccessivamente dipendenti dall’economia del Vecchio Continente. E che sappiano remunerare gli investitori grazie alla consistente generazione di flussi di cassa, sufficienti anche per re-investire nelle proprie attività.