Kevin Thozet, membro dell’Investment Committee di Carmignac

Sull’azionario dell’area euro è sempre aperta la discussione sulla forte sottovalutazione rispetto a quello statunitense. Il P/e è nettamente inferiore rispetto a quello dell’S&P 500. Per trovare un divario simile a quello attuale dobbiamo risalire al 2011, all’apice della crisi dell’eurozona. Qual è la vostra valutazione?

In un’ottica di mercato, gli indici azionari europei ponderati in base alla capitalizzazione di mercato presentano un’esposizione relativamente bassa al settore tecnologico, a fronte di un’esposizione relativamente significativa ai titoli finanziari. Il primo e il secondo rientrano rispettivamente tra i principali vincitori e vinti degli ultimi dieci anni.

Di conseguenza, i mercati azionari europei vengono in gran parte ignorati dagli investitori. In effetti, se si considerano gli ultimi 12, 6, 3 mesi o l’anno in corso, la tendenza dei flussi è negativa per le azioni europee, a differenza delle controparti statunitensi che hanno registrato importanti flussi in entrata, con un conseguente ampliamento del divario in termini di posizionamento.

L’Eurozona presenta un quadro eterogeneo a livello macro. Quali Borse dell’area ritenete siano le più interessanti in questa fase?
Kevin Thozet

A parte il settore del lusso, che vede L’Europa come mercato di riferimento per gli investitori alla ricerca di titoli di qualità con margini elevati e relativamente stabili (come Hermes, Richemont o Ferrari), nella regione è possibile trovare alcune opportunità.

Gli episodi di volatilità offrono la possibilità di aggiungere una componente di rischio idiosincratico a valutazioni interessanti, in particolare nel settore sanitario. In questo settore sono presenti leader Large cap del mercato farmaceutico, che di fatto si trovano in una posizione di vantaggio rispetto alle controparti statunitensi in campi come il trattamento del diabete e dell’obesità.

Ad esempio, se si considerano i due leader del settore, l’europea Novo Nordisk ha una valutazione pari a 35 volte gli utili del prossimo anno, mentre Eli Lilly ha un rapporto prezzo/utili a un anno di 57 volte.

Inoltre, gli investitori globali tendono a non prendere in considerazione le biotecnologie europee. Analogamente, considerato che gli occhi sono ora puntati sui Magnifici 7, alcuni titoli europei possono fungere da strumento di diversificazione per gli investitori che desiderano ottenere un’esposizione al mercato dei semiconduttori in un contesto meno affollato.

Benché non si preveda un netto miglioramento delle prospettive di crescita nel breve e medio periodo, alcuni catalizzatori potrebbero indurre gli investitori a riconsiderare la propria posizione nei confronti delle azioni europee. In particolare, 1) le prospettive dei consumatori europei si fanno più ottimiste con il ritorno del reddito reale a livelli positivi, 2) ciò sarebbe ancor più vero in un contesto in cui due anni di stagnazione economica hanno avuto ripercussioni sull’inflazione ciclica dell’Eurozona.

I mercati azionari europei tendono a essere più diversificati rispetto alle controparti statunitensi, altamente concentrate. Nei periodi in cui le performance sono state trainate da pochi titoli, la diversificazione degli investimenti rappresenta un ottima strategia per mostrare cautela. Dal punto di vista temporale, potrebbe essere presto per vedere i titoli europei brillare, ma sarebbe opportuno iniziare a diversificare per affrontare i cambiamenti futuri.