I due indici potrebbero trarre vantaggio da ragioni strutturali molto diverse. A colloquio con Enguerrand Artaz, fund manager, La Financière de l’Echiquier

Sull’azionario dell’area euro è sempre aperta la discussione sulla forte sottovalutazione rispetto a quello statunitense. Il P/e è nettamente inferiore rispetto a quello dell’S&P 500. Per trovare un divario simile a quello attuale dobbiamo risalire al 2011, all’apice della crisi dell’eurozona. Qual è la vostra valutazione?
Lo sconto strutturale tra le azioni dell’Eurozona e quelle statunitensi da quasi due decenni si basa su fattori fattuali. In primo luogo, una traiettoria di crescita molto più dinamica sull’altra sponda dell’Atlantico, ma anche una governance politica più omogenea e una maggiore acquisizione delle principali innovazioni. Nell’ultimo decennio, questo fenomeno è stato amplificato dall’ascesa di manager tecnologici, tutti americani, che ora dominano la capitalizzazione del mercato globale.
Queste società, note come i Magnifici 7, presentano indici di valutazione molto più elevati rispetto al resto delle azioni statunitensi: il loro P/E medio è pari a 29,6, rispetto al 18,9 del resto dell’S&P 500. La crescente predominanza di questi titoli spiega in parte il divario di valutazione in continuo aumento tra le azioni statunitensi e quelle dell’eurozona. La capacità di queste società di continuare a fornire i risultati attesi dai mercati è una variabile chiave per la direzione del mercato, ma anche per il differenziale di valutazione tra le azioni statunitensi ed europee.
Inoltre, è importante sottolineare che la situazione macroeconomica di queste due zone rimane agli antipodi: la crescita del PIL negli Stati Uniti è stata del 3,1% nel 2023 e si prevede che sarà del 2,0% nel 2024, contro lo 0,1% e lo 0,5% rispettivamente della zona euro. A meno che non si verifichi una brutale recessione negli Stati Uniti, sembra improbabile che le dinamiche macroeconomiche giustifichino da sole una riduzione a breve termine dei differenziali di valutazione.

L’Eurozona presenta un quadro eterogeneo a livello macro. Quali Borse dell’area ritenete siano le più interessanti in questa fase?
All’interno dell’Eurozona, va notato che l’eterogeneità delle dinamiche macroeconomiche non si riflette linearmente nella performance del mercato azionario a breve termine. Ad esempio, mentre la Germania è impantanata in una situazione economica difficile, l’indice DAX è salito di oltre il 6% dall’inizio dell’anno, mentre l’indice IBEX (borsa di Madrid) è leggermente in rosso, anche se la Spagna ha una delle economie più sane della regione. Nel lungo periodo, tuttavia, il mercato spagnolo potrebbe rappresentare un’opportunità, dato che è in ritardo rispetto ad altri mercati nonostante un solido trend economico. Anche il mercato tedesco potrebbe offrire opportunità in caso di allentamento fiscale in Germania, mentre il mercato italiano sembra, nel breve periodo, aver già incorporato molte buone notizie.

