Sull’azionario dell’area euro è sempre aperta la discussione sulla forte sottovalutazione rispetto a quello statunitense. Il P/E è nettamente inferiore rispetto a quello dell’S&P 500. Per trovare un divario simile a quello attuale dobbiamo risalire al 2011, all’apice della crisi dell’Eurozona.
Qual è la vostra valutazione? Lo abbiamo chiesto alle principali società di gestione del risparmio.
Dopo essere cresciuti in larga misura in linea con gli Stati Uniti i mercati dell’UE hanno iniziato a soffrire, prima con la crisi finanziaria globale e poi con la crisi dell’Eurozona.
Lo sconto storico proviene da una distorsione nelle ponderazioni settoriali, molto più tecnologiche negli USA, e i rendimenti dei Magnifici 7 non hanno fatto altro che acuire la situazione per la grande crescita di fatturato e utili. Nelle Borse europee, invece, l’esposizione al settore tecnologico è relativamente bassa (8% dell’Eurostoxx 600 contro il 30% dell’S&P500). L’Europa è rappresentata soprattutto da farmaceutici, industriali, bancari e finanziari, che hanno realizzato risultati mediamente più deludenti, penalizzati soprattutto dalle società più cicliche.
Nel complesso, difatti, le società europee, per quanto valide, non riescono a sviluppare il business a grandi ritmi a livello mondiale. La crescita dei fatturati rimane quindi contenuta se confrontata con le multinazionali statunitensi.
L’Europa, inoltre, ha risentito anche dell’eccessiva dipendenza dall’energia russa e dalla Cina come principale mercato di esportazione, che sta sperimentando una crescita a rilento. La guerra in Ucraina poi ha generato uno sconto legato al rischio geopolitico, più alto in Europa rispetto agli USA.
Sebbene i gestori intervistati rivelino da un lato una chiara preferenza strategica per l’azionario americano rispetto a quello continentale, dall’altro intravedono opportunità tattiche di trading sul mercato europeo grazie alle valutazioni fortemente a sconto rispetto agli USA.
L’Europa sta uscendo rafforzata dalla crisi energetica e le pressioni sulla catena di approvvigionamento e sull’inflazione sono in lento attenuamento. L’azione della BCE sarà cruciale per rilanciare la crescita.
Più a lungo termine, invece, il piano NextGenerationEU, l’uso dell’intelligenza artificiale per incrementare la produttività e l’aumento della spesa in conto capitale potrebbero rilanciare la crescita del Vecchio Continente.
Presentando un quadro eterogeneo a livello macro, quali sono dunque le Borse dell’area euro più interessanti in questa fase?
La Francia ha numerose società di qualità con valutazioni interessanti. L’indice principale CAC 40 include aziende solide come LVMH, Hermes, L’Oreal, Air Liquide e Safran.
Nel Regno Unito sono presenti diverse aziende a sconto valutativo con ottimi rendimenti sul capitale, come Loyds Banking e Burberry.
Un altro mercato interessante è quello tedesco. La Borsa di Francoforte (FSE) si compone di importanti colossi del settore manifatturiero, automobilistico e finanziario (Allianz, Mercedes, Infineon o Adidas, oltre a numerose mid cap) che potrebbero beneficiare di un taglio dei tassi previsto per metà 2024.
Bene infine i Paesi con un P/E più basso e che quindi risultano maggiormente sottovalutati, come Italia, in particolare il settore finanziario e bancario e le piccole e medie imprese, il mercato spagnolo e portoghese, ma con indici di volatilità in generale più alti.
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