L’attuale livello di rendimento del mercato High Yield globale, superiore al 7%, offre un punto di ingresso interessante per gli investitori. Robert Tipp, Chief Investment Strategist, Head of Global Bonds di PGIM Fixed Income

Dal 2001, l’HY globale ha sovraperformato le azioni non solo in termini di rendimento assoluto, ma anche con una minore volatilità, ottenendo rendimenti corretti per il rischio migliori e uno Sharpe ratio più elevato.

High Yield, cosa ci dicono i rendimenti a lungo termine?

Dal 1987, quando i rendimenti di partenza erano compresi tra il 7% e l’8%, le obbligazioni high yield globali hanno generato guadagni positivi a 12 mesi nel 90% dei periodi, con rendimenti compresi tra il 5% e il 10% che sono stati i più diffusi.

Se osserviamo il mercato Usa a partire dal primo incremento dei tassi deciso dalla Fed nel 2022, i prezzi molto elevati delle azioni e l’aumento dei rendimenti obbligazionari hanno creato un divario tra le valutazioni dell’HY e quelle dell’equity molto favorevole alla prima asset class.

High Yield, un continuo miglioramento dell’affidabilità creditizia

L’asset class HY ha sperimentato negli ultimi decenni un progressivo aumento dei titoli con rating BB (la quota di titoli BB è passata dal 40% all’attuale 55%). Allo stesso tempo, la quota dei segmenti con rating B e CCC è diminuita, determinando nel complesso un graduale miglioramento dell’affidabilità creditizia di questa tipologia di bond.

Abbiamo riscontrato che i ribassi del mercato globale delle obbligazioni ad alto rendimento, pari in media all11%, non solo sono stati meno incisivi rispetto al 26% registrato in media dai titoli di rischio, ma sono stati anche seguiti da una ripresa molto più rapida ai livelli pre-ribasso. Il periodo tra il minimo e la ripresa per l’HY globale è stato in media di poco superiore ai sette mesi (quello per l’equity si è attestato in media a 18,5 mesi).

High Yield, tassi di default in miglioramento

In tema di incidenza dei casi insolvenza, le nostre previsioni di default nello scenario base e in quello ottimistico indicano una riduzione di oltre 50 punti base del tasso di default fino al 2026, in linea con le condizioni di default storicamente basse degli ultimi anni. Nello scenario pessimistico, prevediamo un aumento di 200 punti base dei default nel prossimo anno.

Con la performance degli asset di rischio che rimane fortemente soggetta agli sviluppi macroeconomici, l’high yield sembra ben posizionato per generare performance solide in termini assoluti e ponderati per il rischio.