L’incertezza regna sovrana. Il comportamento dei risparmiatori sarà determinante per comprendere gli esiti possibili. John Butler e Eoin O’Callaghan, Macro Strategist di Wellington Management
L’amministrazione Trump ha minato la fiducia a tal punto che il settore privato manterrà livelli di risparmio più elevati a titolo precauzionale nel prossimo futuro?
Oppure il progredire verso alcuni accordi commerciali e una riduzione dei dazi sarà sufficiente a ripristinare la fiducia e sbloccare la spesa rimasta in sospeso? Riteniamo che si profilino due possibili esiti:
- Se famiglie e le imprese risponderanno aumentando il risparmio, le ulteriori misure di stimolo fiscale e monetario si riveleranno probabilmente inefficaci. Il settore privato continuerà ad accumulare risparmio, con la recessione globale come esito più plausibile. In questo scenario, gli investitori inizieranno a porsi interrogativi sempre più scomodi sulla solidità creditizia dei Paesi sovrani più indebitati.
- Se, al contrario, l’incertezza iniziasse a diminuire nei prossimi mesi, il focus si sposterebbe sulle misure di stimolo di politica economica e sulle loro conseguenze. Nel complesso, questo secondo scenario appare al momento il più probabile, il che significa che con il venir meno dell’incertezza, ci troveremmo di fronte a catene di fornitura più costose e meno efficienti, ma con politiche espansive ancora orientate a sostenere la domanda.
In tale contesto, ci aspettiamo una riaccelerazione della crescita nominale e una nuova risalita dell’inflazione, già su livelli elevati, con banche centrali colte in fallo, con politiche monetarie troppo espansive. Il dibattito sui tassi d’interesse nella seconda metà dell’anno potrebbe allora spostarsi su quando le banche centrali inizieranno a invertire i recenti tagli. Una politica espansiva accompagnata da una crescita nominale sorprendentemente alta potrebbero dare l’illusione di stabilità.
Ma, in realtà, questo ci condurrebbe verso un contesto macroeconomico molto più instabile, con cicli di espansione-recessione più ravvicinati, tanto che le politiche attuali dovrebbero essere invertite. Dal punto di vista politico, è improbabile che ciò avvenga sul fronte fiscale. Toccherebbe dunque alle banche centrali intervenire.
Un loro mancato intervento porterebbe a un’inflazione più radicata, tassi di lungo termine più alti e, in ultima analisi, a un ciclo economico molto più instabile. Gli sviluppi dei prossimi sei mesi potranno darci un’idea più precisa sulla direzione di marcia. Nel frattempo, riteniamo che sia importante che gli investitori mantengano una mentalità aperta e siano pronti a cambiare direzione, mitigando al contempo l’incertezza.

