I commenti degli esperti di AllianzGI. Invesco ed MFS in vista della riunione della Federal Reserve

Michael Krautzberger, Global CIO Fixed Income di Allianz Global Investors
Ci aspettiamo che il FOMC riduca i tassi di 25 punti base nella riunione del 28–29 ottobre, proseguendo così un “ciclo precauzionale” che potrebbe riportare il tasso di riferimento verso un livello più neutrale, intorno al 3,375%, entro la metà del 2026.
Le discussioni sulla fine del quantitative tightening sono destinate ad accelerare, con una decisione probabile tra ottobre e dicembre, e la riduzione del bilancio che dovrebbe concludersi entro il primo trimestre del prossimo anno al più tardi.
Alla luce dei segnali contrastanti rispetto al duplice mandato su inflazione e occupazione, le prossime mosse — e il livello finale dei tassi — rimarranno fortemente dipendenti dai dati. Le prospettive sono ulteriormente offuscate dalle pressioni politiche dell’amministrazione Trump per un allentamento monetario più deciso.
La nostra convinzione più forte resta quella di un irripidimento della curva dei rendimenti statunitense. Riteniamo inoltre che il dollaro USA continui ad affrontare venti contrari sia ciclici sia strutturali, a sostegno della nostra posizione corta sul dollaro rispetto a un paniere di valute.
Benjamin Jones, Global Head of Research, Strategy & Insights, di Invesco
Prevediamo che l’allentamento della politica monetaria della Fed continuerà. Il nuovo rapporto sull’indice dei prezzi al consumo (CPI) non contiene alcun elemento che suggerisca che la Fed modificherà il proprio percorso di allentamento monetario. Continuiamo a prevedere che la banca centrale procederà con l’allentamento monetario da qui alla fine dell’anno e probabilmente anche nel prossimo. La Fed rimane concentrata sul rilancio della crescita e gli attuali dati sull’inflazione non sembrano destinati a compromettere tale impegno. In questo contesto, non siamo inclini a contrastare la Fed.
A nostro avviso, i mercati dovrebbero continuare a registrare buoni risultati, soprattutto grazie alla politica monetaria sempre più accomodante. Tendiamo a privilegiare gli asset non denominati in dollari, in particolare nei mercati emergenti, dove le valutazioni rimangono interessanti4, a nostro avviso, e le prospettive di crescita sono in miglioramento. Negli Stati Uniti, gli asset ciclici potrebbero trarre vantaggio dalle misure di sostegno all’economia adottate dalla Fed.
Erik Weisman, Chief Economist, MFS Investment Management
L’indice dei prezzi al consumo (CPI) di settembre si basa su un campione limitato con un elevato rapporto segnale/rumore ed è improbabile che influenzi in qualche modo la decisione del FOMC. Sembra esserci fiducia nella tesi secondo cui i dazi doganali rappresentano uno “shock dei prezzi una tantum”. Anche le sorprese al rialzo nell’inflazione dei servizi non hanno avuto un ruolo di primo piano nel dibattito. L’attenzione della Fed si è invece concentrata sulla debolezza dei salari. La debolezza del mercato del lavoro, che influenza i salari, gioca un ruolo fondamentale nel determinare l’inflazione dei servizi al di fuori dei servizi di accoglienza. In questo contesto, l’attenzione particolare rivolta all’occupazione non è fuori luogo. Pertanto, in questo momento, le questioni relative al mercato del lavoro sono predominanti. Se l’inflazione dovesse rimanere elevata fino alla prima metà del 2026, la Fed potrebbe allentare la politica monetaria in misura minore rispetto a quanto previsto dal mercato, ma questo è un discorso da rimandare a un momento successivo.

