Guardando al 2026, lo scenario d’investimento globale continua a essere influenzato da un intreccio complesso di tensioni geopolitiche, riassestamenti economici e trasformazioni tecnologiche. Gregor MA Hirt CIO Multi Asset, AllianzGI

L’anno che ci attende si preannuncia come un periodo di contrasti, in cui ottimismo e cautela convivono e in cui i mercati potrebbero alternarsi tra resilienza e fasi di ricalibrazione.
L’ambiente geopolitico resta carico di incertezze. Tuttavia, i mercati si sono ormai abituati al ritmo fatto di scontro e compromesso, in particolare nel continuo gioco di confronto tra il Presidente Donald Trump e i suoi interlocutori globali. Gli equilibri di potere, soprattutto nel commercio e nelle risorse strategiche come le terre rare, sono cambiati. La Cina, questa volta preparata e pronta ad affrontare nuove tensioni, ha costretto a una revisione della politica statunitense, contribuendo alla creazione di una dinamica globale più equilibrata.
Una resilienza sorprendente, per ora
Nonostante la pressione fiscale e le politiche protezionistiche dell’amministrazione Trump, l’economia globale ha mostrato una resilienza sorprendente. I tradizionali indicatori di crescita industriale negli Stati Uniti restano deboli, ma tecnologia e intelligenza artificiale continuano a rappresentare potenti motori di crescita. Resta però da capire per quanto tempo questo slancio potrà essere mantenuto.
In un contesto come questo, un approccio agile può rivelarsi efficace per affrontare l’incertezza, valorizzando i punti di forza di un mix d’investimento ben diversificato e attribuendo un peso maggiore alla gestione attiva dei portafogli.
La politica monetaria rappresenta già un fattore di sostegno per la liquidità globale. Prevediamo ulteriori tagli dei tassi sia da parte della US Federal Reserve (Fed) sia da parte della Banca Centrale Europea (BCE), in particolare nel primo trimestre. In Europa, i dati sull’inflazione potrebbero sorprendere al ribasso, inducendo la BCE ad adottare un orientamento ancora più accomodante.
Negli Stati Uniti, la politica fiscale dovrebbe risultare più incisiva nella parte iniziale dell’anno, anche se la sua efficacia di lungo periodo appare meno certa.
Rischi di correzione nonostante la forza del mercato azionario statunitense
Le valutazioni azionarie negli Stati Uniti restano elevate, ma la solida crescita degli utili, soprattutto nel settore tecnologico, offre una motivazione alla tenuta del mercato.
È importante notare che il posizionamento degli investitori non appare ancora eccessivo, il che suggerisce la possibilità di ulteriori rialzi. Riteniamo che molti operatori approfitteranno di eventuali flessioni di breve periodo per rientrare sul mercato, in particolare nei prossimi tre-sei mesi. Guardando più avanti, lo scenario diventa più sfumato. Non prevediamo un “momento Minsky” causato da un eccesso di leva finanziaria, una differenza fondamentale rispetto al 2008. Tuttavia, cresce il rischio di una correzione qualora gli utili dovessero deludere.
Man mano che i mercati inizieranno a riconoscere che le valutazioni dell’intelligenza artificiale e delle tecnologie correlate potrebbero riflettere già il loro effettivo potenziale di utili, potrebbe seguire una fase di normalizzazione.
Per prepararci a eventuali oscillazioni dei prezzi delle azioni, continueremo a mantenere un approccio rigoroso nella selezione dei titoli e nella gestione complessiva dell’esposizione all’intelligenza artificiale, facendo leva sulla combinazione tra analisi fondamentale e quantitativa.
Manteniamo una visione costruttiva sull’insieme dei mercati emergenti. Nonostante le differenze rilevanti tra i diversi Paesi, l’asset class rimane sotto detenuta, presenta valutazioni interessanti ed è sostenuta da un dollaro più debole. La Cina continua a stimolare la propria economia e a favorire i segmenti legati all’intelligenza artificiale e alla tecnologia, contribuendo all’attrattiva della seconda economia mondiale. A livello strategico, restiamo leggermente più cauti sulle azioni statunitensi a causa della concentrazione del mercato, delle valutazioni elevate e dei rischi di stagflazione spesso sottovalutati, soprattutto nella seconda metà del 2026. L’Europa presenta prospettive più favorevoli. La dinamica degli utili sta migliorando e il sostegno fiscale della Germania dovrebbe offrire uno stimolo significativo. La Francia, tuttavia, potrebbe rimanere in una fase di stallo fino alle elezioni presidenziali del 2027, una fonte di incertezza da monitorare con attenzione nei prossimi trimestri.

