Global Investment Views di gennaio 2026 di Monica Defend (Head of Amundi Investment Institute), Vincent Mortier (Group CIO, Amundi) e Philippe d’Orgeval (Deputy Group CIO, Amundi)

 

banche centrali
 

L’anno che si è appena concluso è stato per alcuni versi eccezionale. I mercati azionari globali hanno toccato nuovi massimi, mentre quelli dei Paesi emergenti hanno quasi sfiorato i livelli del 2021. Questo scenario si è verificato malgrado le politiche poco ortodosse dell’amministrazione americana – soprattutto in ambito commerciale – che hanno sostenuto la straordinaria performance dell’oro, tradizionale bene rifugio.

È significativo che strumenti finanziari situati agli estremi dello spettro di rischio abbiano generato rendimenti elevati. Più di recente abbiamo assistito anche al rialzo dei rendimenti dei titoli di Stato europei e giapponesi. L’aspetto singolare è che i rendimenti dei Treasury USA sono saliti malgrado il taglio dei tassi di interesse operato dalla Fed.  Sebbene il segmento lungo della curva dei rendimenti risenta meno delle decisioni di politica monetaria rispetto a quello breve, è comunque insolito che i due segmenti si muovano in direzioni opposte.

Nei prossimi mesi la politica fiscale avrà verosimilmente un ruolo decisivo, soprattutto negli Stati Uniti, in Germania e in Giappone, mentre anche le politiche monetarie dovrebbero essere di supporto. I consumi, il mercato del lavoro e l’inflazione saranno i fattori che influenzeranno le decisioni politiche, mentre i mercati seguiranno con maggiore attenzione gli investimenti collegati all’intelligenza artificiale. Tutto ciò accadrà in un contesto in cui verrà messo in discussione l’eccezionalismo statunitense.

  •  I rimborsi fiscali più elevati sosterranno leggermente la crescita USA nella prima metà del 2026, ma non avranno effetto oltre tale periodo. Abbiamo marginalmente rivisto al rialzo le nostre stime sulla crescita economica per il 2026 portandole dall’1,9% al 2,0%, ma rimaniamo convinti che la crescita sarà inferiore al potenziale. La frenata dei consumi statunitensi è dovuta al mercato del lavoro che si trova in una fase di rallentamento, anche se non di crollo. Inoltre, in vista delle elezioni di mid-term, l’amministrazione Trump potrebbe riservare sorprese in termini di politiche economiche. L’inflazione, che sarà a nostro avviso uno dei fattori decisivi nell’anno in cui si terranno le elezioni di metà mandato, potrebbe spingere Trump ad ammorbidire il suo atteggiamento nei confronti dei dazi.
  • Gran parte delle banche centrali, tra cui Fed, BCE e Bank of England (BOE), ridurrà probabilmente i tassi di interesse. Prevediamo che la Bank of England ridurrà il tasso di riferimento nel 2026, come già avvenuto nel dicembre 2025. La progressiva riduzione del deficit fiscale in rapporto al PIL dovrebbe consentirle ulteriori interventi di allentamento creando un contesto complessivamente favorevole per i titoli governativi inglesi (Gilt).
  • Il rialzo dei tassi di interesse a dicembre da parte della Bank of Japan (BOJ) è stato in linea con le nostre aspettative.

    La BoJ rimarrà un’eccezione e alzerà i tassi una volta nel 2026. Un rialzo sostenuto dei rendimenti renderebbe il debito domestico più appetibile per gli investitori locali e potrebbe innescare un rimpatrio dei capitali su larga scala. Tuttavia, i rendimenti nominali e reali potranno aumentare in modo sostenibile solo se la BOJ manifesterà una chiara volontà di normalizzare i tassi d’interesse, prospettiva che al momento risulta improbabile.

  • L’AI rappresenta un’opportunità, tuttavia i mercati solleveranno alcuni interrogativi sul ritorno potenziale degli investimenti, premiando le società che forniranno indicazioni puntuali sulla capacità di generare ricavi e profitti da questi investimenti. Inoltre, il ciclo di investimenti nell’AI potrebbe estendersi dagli hyperscaler alle utilities (ie fornitori di energia elettrica) e alle aziende industriali che producono beni fisici per l’utilizzo finale, tra cui robot automatizzati e veicoli autonomi/attrezzature. Visto il maggiore fabbisogno di capitale di queste società, aumenterà l’offerta di strumenti di debito sui mercati del credito.
  • Da una prospettiva geopolitica, è probabile che la concorrenza tra Stati Uniti e Cina per la supremazia nell’AI sia destinata a continuare.  Entrambi i Paesi cercheranno di costruire ecosistemi di AI al servizio dei loro interessi nazionali, in particolare la Cina, che ambisce a ottenere “l’indipendenza in materia di semiconduttori” dagli Stati Uniti.

I rischi correlati al forte indebitamento e all’aggravarsi dei disavanzi fiscali nei Paesi sviluppati, nonché i rischi legati alla geopolitica globale, continueranno a incombere. In questo contesto, i mercati emergenti offrono interessanti opportunità selettive, soprattutto alla luce delle politiche di allentamento delle banche centrali dei Paesi sviluppati.

strategie

Di seguito descriviamo le nostre convinzioni d’investimento:

OBBLIGAZIONARIO

Abbiamo complessivamente un posizionamento quasi neutrale sulla duration, leggermente positivo sull’UE e sul Regno Unito,  prudente sugli Stati Uniti. Abbiamo rivisto al rialzo la view sulla duration in Giappone e stiamo monitorando le politiche della BOJ, l’inflazione e la politica fiscale.

Nonostante il previsto rialzo dei tassi di interesse, siamo dell’idea che la BOJ sia dietro la curva e che questo sia il motivo per cui i rendimenti hanno registrato un forte rialzo a dicembre. Visti gli elevati stimoli fiscali presenti nel Paese, la Banca centrale continuerà ad alzare i tassi anche nel 2026. Manteniamo poi un atteggiamento costruttivo nei confronti delle obbligazioni dei Paesi emergenti perché siamo convinti che nonostante le valutazioni elevate offrano buone opportunità idiosincratiche.

AZIONARIO

Riteniamo sia il momento di diversificare operando scelte più selettive e puntando su segmenti su cui si hanno forti convinzioni di lungo termine su valutazioni, utili e outlook economico. Inoltre siamo convinti che i mercati chiederanno maggior visibilità sull’effettivo ritorno sul capitale degli investimenti societari nel settore tech e nell’AI. Di conseguenza questo è il momento propizio per investire in regioni come l’Europa. Anche mercati emergenti come l’India presentano opportunità legate al loro potenziale di crescita interna.

MULTI ASSET

Nel segmento multi-asset manteniamo il nostro approccio attivo; da un punto di vista tattico abbiamo ridotto la nostra convinzione sulle azioni cinesi, ma continuiamo a essere  positivi sui Paesi emergenti nel loro complesso.  Per quanto riguarda l’obbligazionario, siamo meno prudenti sulla duration giapponese, ma continuiamo a monitorare le politiche monetarie e fiscali del Paese.