Rotazione all’interno dell’equity. Il messaggio chiave è: la partecipazione al rialzo continua ad allargarsi. Alberto Tocchio, head of Global Equity and Thematics, Kairos Partners Sgr

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Aumenta la fiducia in un’accelerazione della crescita e diminuisce il timore di un ritorno dell’inflazione fuori controllo. In questo scenario, i settori ciclici domestici e i titoli consumer più penalizzati offrono una leva interessante. Ma meritano attenzione anche i trasporti americani, che stanno provando a segnare nuovi massimi storici, e soprattutto i mercati non statunitensi, che continuano a sovraperformare rispetto agli Stati Uniti.

Un altro segnale molto chiaro è la rotazione interna al mercato: le mega-cap tecnologiche stanno sottoperformando. È il rovescio della medaglia dell’allargamento della crescita, ma casi come Microsoft mostrano quanto rapidamente il mercato stia ridefinendo chi sono i veri vincitori e i potenziali perdenti dell’intelligenza artificiale. Tutto questo mentre la domanda di rischio legata all’AI resta fortissima, come dimostrano le valutazioni su OpenAI e Anthropic e il debutto esplosivo di MiniMax a Hong Kong.

In questo contesto, colpisce il livello estremamente basso della volatilità azionaria. Per la prima volta in oltre vent’anni, il mercato si aspetta un movimento medio di appena il 4,5% per le 500 società dell’S&P 500 durante la stagione degli utili. Un dato che si accompagna a un posizionamento di mercato elevato e a un forte coinvolgimento degli investitori retail statunitensi in questo avvio d’anno. Tutti elementi che, storicamente, vengono letti come indicatori contrarian e suggeriscono un pizzico di cautela in più.

Il Wall Street Journal ha coniato un’espressione piuttosto efficace per descrivere la situazione: il “boom da Ozempic”.

Mentre una minoranza privilegiata beneficia in modo significativo dei mercati finanziari, una larga parte dell’America — quella della classe media e medio-bassa — continua a fare fatica. Lo confermano i sondaggi, i dati sulla fiducia dei consumatori e persino le dichiarazioni di Trump, che ha espresso irritazione per quella che percepisce come ingratitudine degli americani, nonostante dati macroeconomici apparentemente brillanti.

In conclusione, il messaggio chiave per il 2026 è che l’anno dovrebbe essere positivo per l’azionario globale, ma caratterizzato da forti rotazioni, grandi divergenze regionali e diversi rischi macro da monitorare attentamente.

Tra i principali rischi ci sono ovviamente quelli geopolitici, ma anche il posizionamento eccessivo, il possibile drenaggio di liquidità legato a un’ondata di emissioni obbligazionarie già partita con forza e a nuove IPO, oltre al tema sempre più delicato del capex sull’intelligenza artificiale. Attenzione anche al rischio di un rialzo dei tassi globali e alla situazione giapponese: un eventuale rientro dei capitali in patria potrebbe pesare sia sui bond sia sull’azionario globale.

Le opportunità, invece, potrebbero emergere più da Europa e Asia che dagli Stati Uniti, insieme a una produttività in accelerazione — anche grazie all’AI — che favorisce società a bassi margini ma con elevata leva operativa. Restano centrali anche i temi legati alla spesa infrastrutturale e alla difesa.

Infine, sul fronte tecnologico, le novità più interessanti potrebbero arrivare dall’e-commerce, dove l’esperienza di acquisto diventa sempre più personalizzata grazie agli agenti AI, e dal settore dei media, dove l’intelligenza artificiale sta permettendo di creare e riutilizzare contenuti in un’industria che da anni affronta difficoltà strutturali.