La Federal Reserve statunitense ha lasciato i tassi invariati, come previsto, mantenendo il range obiettivo dei Fed funds al 3,5–3,75%. I commenti di Gsam, Janus Henderson e Fidelity International

Kay Haigh, global co-head of Fixed Income and Liquidity Solutions di Goldman Sachs Asset Management:
“La Fed è probabilmente destinata a una pausa prolungata, poiché la solidità dei dati sull’attività economica e i segnali di stabilizzazione del mercato del lavoro indicano una scarsa necessità di ulteriori interventi precauzionali. Tuttavia, ci aspettiamo che l’allentamento della politica monetaria riprenda più avanti nel corso dell’anno, quando una moderazione dell’inflazione consentirà due ulteriori tagli di ‘normalizzazione’, riportando i tassi verso i livelli che i membri neutri del FOMC considerano neutrali.”
Dan Siluk, Head of Global Short Duration & Liquidity e Portfolio Manager di Janus Henderson:
“La Fed ha mantenuto i tassi al 3,50%-3,75%, segnalando fiducia nella recente stabilizzazione del mercato del lavoro e riconoscendo una maggiore attività economica. Sebbene il Comitato continui a considerare l’inflazione ”leggermente elevata”, il tono suggerisce che non vi è alcuna urgenza di procedere a un nuovo taglio nel breve termine. I voti dissenzienti dei governatori Waller e Miran evidenziano una divisione interna in corso, ma la maggioranza sta adottando una posizione più paziente e basata sui dati, sostenuta da una crescita più solida e da una stabilità provvisoria del mercato del lavoro”.
Max Stainton, senior global macro strategist di Fidelity International
La Federal Reserve statunitense ha lasciato i tassi invariati, come previsto, mantenendo il range obiettivo dei Fed funds al 3,5–3,75%. Il comunicato ha mantenuto il linguaggio sulla forward guidance, continuando a sottolineare che “l’entità e la tempistica” di eventuali futuri allentamenti dipenderanno dall’evoluzione dei dati. I due dissensi di orientamento accomodante sono stati bilanciati da un linguaggio più deciso su crescita e mercato del lavoro, a conferma della neutralità di questa pausa. Durante la conferenza stampa, Powell ha continuato a ribadire che il FOMC è “ben posizionato”, affermando che il Comitato intende lasciare che “siano i dati a indicarci la strada”. Questa pazienza nell’attendere nuovi dati è ora probabilmente maggiore rispetto a sei settimane fa, poiché le pubblicazioni finora sono in gran parte in linea con lo scenario di base della Fed, che prevede rischi contenuti sul fronte della disoccupazione e una disinflazione in corso.
Guardando avanti, continuiamo ad aspettarci che la Fed guidata da Powell non effettui ulteriori tagli, poiché questo Comitato è probabile consideri il bilanciamento dei rischi tra inflazione e mercato del lavoro sostanzialmente in equilibrio. Piuttosto, ciò che verosimilmente guiderà i mercati per il resto del mandato di Powell sarà la varietà di procedimenti legali e sviluppi politici che interessano la Federal Reserve e il Board of Governors. Stiamo monitorando in particolare le citazioni in giudizio del Dipartimento di Giustizia nei confronti della Fed e il caso Lisa Cook, attualmente all’esame della Corte Suprema, come indicazione della rapidità con cui la Federal Reserve potrebbe politicizzarsi.
Non a caso, il presidente Powell ha voluto respingere esplicitamente le recenti critiche dell’amministrazione riguardo la sua presenza all’udienza della Corte Suprema sul caso Lisa Cook, affermando chiaramente che esiste un precedente consolidato in tal senso. Questa disponibilità di Powell ad adottare un approccio più conflittuale nei confronti dell’amministrazione Trump è anche il motivo per cui un altro fattore chiave che stiamo osservando è se Powell rimarrà o meno governatore della Fed dopo la fine del suo mandato da presidente. Qualora ciò avvenisse, il mercato probabilmente interpreterebbe la sua permanenza nel Board come un elemento di controbilanciamento rispetto a un’eccessiva politicizzazione della Fed.
Guardando oltre questa Fed guidata da Powell, ci aspettiamo l’avvio di un nuovo ciclo di allentamento una volta nominato un nuovo presidente della Fed a maggio, con tre tagli nella seconda metà dell’anno, quasi due in più rispetto a quanto attualmente scontato dal mercato per la seconda metà dell’anno. Questo rinnovato ciclo di allentamento dovrebbe essere più orientato al futuro, ponendo particolare enfasi su ipotesi di forte crescita della produttività.
Questa funzione di reazione, che attribuirà minore peso ai dati di breve termine, è probabile che aumenti i rischi di inflazione al rialzo nella seconda metà dell’anno, mentre l’amministrazione Trump tenterà di far girare l’economia “a pieno regime” attraverso ulteriori stimoli fiscali in vista delle elezioni di medio termine. A nostro avviso, questo orientamento di politica economica è altamente probabile che si realizzi indipendentemente da chi sarà il prossimo presidente della Fed, con la nomina che sarà invece più determinante nel definire fino a che punto il bilancio della Fed tornerà a essere uno strumento attivo di politica monetaria.

