La duration ha avuto finora un avvio d’anno deludente, in parte per effetto delle dinamiche del mercato dei titoli di Stato giapponesi. Alessandro Tentori, Chief Investment Officer Europa AXA IM Core, BNPP AM

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Le obbligazioni high yield statunitensi, per esempio, hanno battuto i Treasury dello 0,7% da inizio anno. Gli investitori giapponesi hanno un peso rilevante nei mercati obbligazionari internazionali. Il loro interesse per i titoli non domestici potrebbe riflettere sempre di più la riduzione degli spread (la differenza di rendimento) tra i JGB e i Treasury americani.

Naturalmente, un calo della domanda giapponese di Treasury dovrebbe essere compensato da un aumento della domanda altrove, così da evitare un brusco riprezzamento degli asset a reddito fisso. Dal punto di vista dell’investitore, la scelta tra strumenti a duration più lunga e una strategia orientata a un reddito più elevato dipende, in sostanza, dal confronto tra la valutazione “risk-neutral” della pendenza della curva dei rendimenti e il livello degli spread creditizi. Se gli spread creditizi si muovono vicino ai minimi storici, la curva dei rendimenti resta invece relativamente piatta e non riesce ancora a offrire un’alternativa davvero interessante rispetto al mondo societario.

Inoltre, il miglioramento qualitativo nella composizione degli indici creditizi non è passato inosservato: la fascia sub-investment grade (BB) oggi rappresenta oltre il 60% dell’universo globale high yield, in aumento rispetto al 35% di vent’anni fa.

Quo vadis, Fed?

Sulla base delle aspettative di mercato, nel 2026 la Federal Reserve dovrebbe ridurre i tassi d’interesse statunitensi per un totale di 45 punti base. Tuttavia, introdurre misure di ulteriore accomodamento monetario in un’economia già resiliente e sostenuta da condizioni finanziarie espansive potrebbe rivelarsi rischioso sul fronte dell’inflazione futura.

La Fed continuerà quindi a valutare attentamente i dati in arrivo e l’evoluzione dell’orientamento della politica monetaria. In effetti, la sua posizione finale potrebbe essere vicina a un livello neutrale, vale a dire né di stimolo né di freno al ciclo economico.

Attualmente, il tasso target sui fondi federali è coerente con le metriche comunemente utilizzate per stimare il cosiddetto tasso d’interesse “neutrale”. Il prossimo appuntamento chiave è fissato per metà marzo, quando la Fed pubblicherà il nuovo Summary of Economic Projections. Al momento, il mercato non sconta un taglio dei tassi in quella specifica riunione di politica monetaria.