Fondi&Sicav ha chiesto a Emmanuel Cuche, Senior Vice President, Portfolio Manager/Analyst Lazard Frères Gestion (Paris) un commento sul mercato del credito high yield

Il contesto di investimento è ancora molto positivo per l’high yield europeo?

Sì, l’high yield europeo entra nel 2026 da una posizione di forza.

Si prevede che i tassi di insolvenza diminuiranno nei prossimi 12 mesi, scendendo potenzialmente al di sotto della media a lungo termine del 2,8%. Moody’s, ad esempio, prevede un tasso di insolvenza del 2,2% nei prossimi 12 mesi (dato aggiornato a gennaio 2026). Queste prospettive più ottimistiche riflettono il miglioramento delle dinamiche macroeconomiche in tutta Europa, in particolare nella seconda metà dell’anno. L’attesa accelerazione della crescita è sostenuta dal pacchetto di stimoli tedesco, che dovrebbe fornire un impulso significativo all’attività industriale, oltre che alla fiducia delle imprese e alla domanda regionale in generale. Per il mercato high yield, ciò si traduce in un contesto più favorevole per i ricavi, una maggiore visibilità degli utili ed una più forte generazione di flussi di cassa liberi.

I fondamentali dell’asset class rimangono solidi:

  • i livelli di leva finanziaria sono inferiori alle medie storiche;
  • i margini sono considerevoli e superiori alle medie storiche;
  • la pressione di rifinanziamento rimane limitata nel 2026-2027, con un profilo di scadenza a breve termine relativamente leggero.

Nel complesso, la resilienza dei fondamentali societari, il rischio contenuto di rifinanziamento e i fattori tecnici favorevoli delineano un contesto positivo per l’asset class.

Il mercato high yield è valutato correttamente?

Gli spread sono compressi, ma una valutazione basata sul rendimento totale suggerisce che il mercato non stia prezzando correttamente.

A fine gennaio 2026, l’indice European High Yield registrava un rendimento del 5,2%, sostanzialmente in linea con i valori osservati all’inizio del 2025. È importante osservare che questo rendimento è oggi sostenuto da un profilo di mercato strutturalmente più solido. La duration di questa asset class si è ridotta, con una scadenza media delle obbligazioni inferiore a quattro anni; ciò riduce la sensibilità ai tassi di interesse e limita l’incertezza nel lungo periodo. Parallelamente, la qualità complessiva del credito è piuttosto elevata, con un rating medio di BB-, a testimonianza di una chiara propensione verso titoli di qualità superiore all’interno del mercato.

In altri termini, gli investitori stanno oggi beneficiando di rendimenti complessivi analoghi a quelli dell’inizio del 2025, ma a fronte di un universo più breve e di alta qualità.

Quali driver determineranno l’andamento del mercato high yield?

Il carry dovrebbe, con ogni probabilità, rimanere il principale driver della performance, come è avvenuto nel 2025. Con gli spread già ridotti e un margine limitato per un’ulteriore compressione, la generazione di reddito dovrebbe rappresentare la quota prevalente dei rendimenti totali. Inoltre, il profilo a breve duration del mercato European High Yield contribuisce ad attenuare l’impatto della potenziale volatilità dei tassi su questa asset class. In questo contesto, i rendimenti in eccesso dovrebbero verosimilmente derivare più dalla selezione dei singoli titoli che dal beta del mercato nel suo complesso.

La forte domanda sta spingendo gli investitori ad acquistare senza essere selettivi?

Non vediamo evidenze di acquisti indiscriminati, gli investitori rimangono selettivi. Da settembre, i titoli single B hanno sottoperformato rispetto a quelli BB, riflettendo un posizionamento più cauto nei confronti dei segmenti con rating inferiori. Questa decompressione degli spread nella parte di mercato a qualità inferiore suggerisce una differenziazione attiva piuttosto che un’assunzione di rischio generalizzata. La domanda è stata più forte per i crediti con rating BB, in parte trainata da investitori crossover che si sono spostati dall’investment grade. Tuttavia, nel complesso il mercato continua a premiare emittenti di qualità più elevata con fondamentali solidi.

Questo contesto rafforza l’importanza di una selezione attiva del credito rispetto a un’esposizione passiva.

Qual è l’equilibrio tra domanda e offerta?

Le condizioni tecniche rimangono favorevoli. Da inizio anno, l’asset class ha registrato afflussi costanti, sostenuti da un carry interessante. Le emissioni lorde hanno raggiunto circa 20 miliardi di euro tra i mesi di gennaio e febbraio, un livello elevato per il periodo. D’altra parte, la maggior parte delle emissioni è stata guidata da operazioni di rifinanziamento, mantenendo contenuta l’offerta netta. Di conseguenza, la dinamica domanda/offerta resta favorevole e continua a fornire supporto tecnico al mercato.

Prevedete un aumento della pressione sul rifinanziamento nel corso dell’anno?

L’attività di rifinanziamento è destinata ad aumentare gradualmente, in particolare a partire dal quarto trimestre, quando gli emittenti inizieranno ad affrontare le scadenze del 2028. Detto ciò, molte società stanno già rifinanziando in modo proattivo e il muro delle scadenze rimane gestibile: gli emittenti hanno ancora tempo e accesso al mercato per gestire le prossime scadenze a condizioni ragionevoli.

Ci sono settori specifici che trovate più interessanti?

Attualmente privilegiamo il settore healthcare, sostenuto da una domanda resiliente e da flussi di cassa stabili e selezioniamo opportunità interessanti nell’industria chimica, dove secondo la nostra analisi la dispersione dei rendimenti genera interessanti possibilità idiosincratiche. La dispersione settoriale rimane elevata, creando opportunità per i gestori attivi di generare alpha attraverso un posizionamento selettivo.