Chart of the Week a cura dell’Economic Team di Payden & Rygel

 

I timori che l’intelligenza artificiale possa portare a un drastico aumento della produttività e alla conseguente eliminazione di posti di lavoro sono tornati a circolare sui mercati.

Tuttavia, è interessante notare come nell’attuale ciclo economico la rapida crescita della produttività non abbia (ancora) penalizzato l’economia. Storicamente, alla crescita sostenuta della produttività è infatti coincisa quella dell’occupazione: ad esempio, le fasi espansive degli anni ’50 e ’70 hanno registrato sia forti guadagni in termini di produttività sia una robusta creazione di posti di impiego.

Al contrario, nei cicli caratterizzati da produttività più debole, come negli anni 2010, anche la crescita dell’occupazione è risultata più contenuta. Teoricamente, l’intelligenza artificiale potrebbe modificare questo rapporto, con agenti AI instancabili, sempre operativi e potenzialmente in grado di sostituire i lavoratori, ma questo non rappresenta il nostro scenario di base.

È probabile che, nel breve periodo, l’AI possa ridurre la necessità di nuove assunzioni per mansioni ripetitive, ma, nel lungo termine, la storia insegna che all’introduzione di nuove tecnologie spesso segue la creazione di nuovi settori e posti di lavoro, più di quanti ne vengano eliminati. Dopotutto, il 60% dei lavori esistenti oggi non era presente prima degli anni ’40; eppure, ad oggi risulta occupata una quota significativamente più elevata della popolazione in età lavorativa (80% vs 63%).