Btp, le ragioni della pressione. La maggiore vulnerabilità italiana è legata alla dipendenza dalle importazioni di petrolio e gas, che espone il Paese a shock sui prezzi energetici. Gianni Piazzoli, CIO di Vontobel WM Sim

A questo si aggiunge un fattore tecnico: su un mercato di titoli di Stato pari a oltre 2600 €mld, l’ammontare di governativi italiani detenuti da investitori esteri, per lo più istituzionali, è cresciuto nel 2025 di un centinaio di miliardi, il doppio di quanto hanno aggiunto gli istituzionali italiani. Se da un lato l’Italia può ringraziare per il contributo estero al finanziamento del suo debito, dall’altro è presumibile che, in fasi di avversione al rischio, questa componente possa amplificare i deflussi e la volatilità.
Alla vigilia della pronuncia di Moody’s attesa per venerdì sera, l’attenzione del mercato si concentra sulla tenuta dei fondamentali. Nella nota di novembre con cui l’agenzia ha promosso il rating italiano a Baa2 da Baa3, veniva indicato un rapporto debito/PIL al 136,5%, con un percorso di riduzione a partire dal 2027 fino a circa il 130% nel 2034. I dati più recenti diffusi da Istat mostrano un livello leggermente superiore, al 137,1%, dovuto principalmente a un debito lordo salito a 3.095,5 miliardi di euro. A mitigare il quadro contribuisce tuttavia un saldo di liquidità del Tesoro più elevato—circa 15 miliardi in più rispetto a dodici mesi prima—mentre il PIL nominale, pari a 2.258 miliardi (+2,5%), è risultato in linea con le attese.
Per il 2026 si attende un aggiornamento delle stime governative, ma è plausibile che una crescita nominale intorno al 2,5% possa confermarsi anche nel biennio in corso. Anche in presenza di un deficit leggermente superiore ai 65 miliardi programmati, il profilo di finanza pubblica continuerebbe a beneficiare di un avanzo primario atteso attorno all’1% del PIL nel 2026, e un ulteriore miglioramento verso l’1,5% nel 2027.
Resta tuttavia il nodo del costo del debito. Le ipotesi sui tassi incorporate nel Documento di Programmazione economico-finanziaria appaiono oggi ottimistiche alla luce della volatilità recente: sul tratto breve della curva, il BTP biennale si colloca intorno al 2,8%, rispetto al 2,0% previsto. Un aumento che segnala un costo marginale più elevato, ma che dovrebbe tradursi in un incremento degli oneri finanziari ancora complessivamente gestibile.
Se il livello dei rendimenti dovesse restare elevato più a lungo, le pressioni fiscali potrebbero intensificarsi nel medio termine, come evidenziato anche da Fitch. Tuttavia, è proprio in questo contesto che la decisione di Moody’s può essere attesa con serenità: i fondamentali italiani, pur sotto pressione, restano coerenti con un quadro di stabilizzazione del debito nel medio periodo, elemento che potrebbe sostenere un giudizio ancora costruttivo anche in una fase di mercato più complessa.

