L’indice MSCI India è sceso del 18% in dollari USA, collocandosi tra i mercati con la peggiore performance a livello mondiale. Bhuvnesh Singh, gestore del Comgest Growth India

I mercati azionari indiani hanno subito pressioni significative nel trimestre, di fronte a una crescente incertezza globale e a venti contrari esterni sempre più intensi. Il -18% registrato dall’indice domestico è un risultato particolarmente deludente, poiché i fondamentali economici erano incoraggianti prima delle turbolenze innescate dal conflitto in Medio Oriente.
La crescita del credito si è accelerata al 14,5% su base annua a febbraio 2026, con il credito industriale finalmente in crescita a doppia cifra. Anche i consumi hanno ripreso vigore, sostenuti dalla razionalizzazione dell’IVA (GST) e dai tagli dei tassi di interesse, con ricadute positive sulle vendite di automobili e sui consumi di carburante. Le tensioni commerciali si sono allentate dopo accordi con UE e USA. L’inflazione è rimasta contenuta al 3,2% a febbraio e al 2,7% a gennaio, mentre l’indice della produzione industriale (IIP) è cresciuto del 5,2% a febbraio, rispetto al 4,8% di gennaio.
L’escalation della guerra in Iran ha reso irrilevante gran parte di questi progressi dal punto di vista dei mercati. In quanto importante importatore di petrolio e gas, l’India è esposta al rischio di un ampliamento del deficit delle partite correnti e a pressioni al ribasso sulla rupia. I deflussi degli investitori istituzionali esteri (FII) si sono intensificati, con 13 miliardi di dollari usciti nel solo mese di marzo, portando i deflussi da inizio anno a 20 miliardi di dollari. La marcata contrazione dei multipli di valutazione ha tuttavia migliorato significativamente il profilo rischio/rendimento.
I fondamentali sottostanti dovrebbero dimostrarsi resilienti, a condizione che il conflitto subisca una rapida de-escalation. Il potenziale economico a lungo termine dell’India rimane intatto, sostenuto da una crescita attesa degli utili a doppia cifra nel medio termine. L’indice MSCI India tratta ora a un P/E forward di 18,5x, rispetto al picco di 24,5x del settembre 2024, mentre il premio di valutazione rispetto all’MSCI Emerging Markets si è compresso al 59% da un picco del 109%.
Nel breve termine, la guerra, i prezzi energetici più elevati e le potenziali disruption delle catene di fornitura peseranno su crescita, inflazione e valuta. Tuttavia, una copertura delle importazioni superiore a dieci mesi, bilanci aziendali solidi e tassi reali positivi dovrebbero limitare il ribasso. Nel medio termine, l’India rimane ben posizionata, sostenuta da politiche stabili e da una demografia favorevole. Con le valutazioni corrette dai massimi, ci attendiamo che il mercato si muova in linea con la crescita degli EPS. Sul lungo periodo, una crescita nominale del PIL del 10–12% dovrebbe tradursi in una crescita analoga degli utili.
I mercati azionari indiani sono profondi, liquidi e ricchi di opportunità in un’ampia gamma di settori. Siamo particolarmente entusiasti dei settori con tendenze di crescita strutturale: intermediazione finanziaria (HDFC Bank e Bajaj Finance), economia digitale (Eternal e MakeMyTrip) e industrializzazione e infrastrutture (Hitachi Energy India e UltraTech Cement).
La principale incertezza rimane il contesto globale, tra tensioni geopolitiche e disruption dell’intelligenza artificiale. Continuiamo a focalizzarci su aziende di alta qualità con robusta crescita degli utili e valutazioni ragionevoli, per conseguire una solida crescita degli utili a doppia cifra.

