Intervista a Mark Nash, Investment Manager Global Macro Solutions di Jupiter AM
Il rendimento a scadenza offerto dai titoli di stato Usa a lungo termine si è riportato al di sopra del 4% netto. Ritenete che questo livello rappresenti una buona opportunità di investimento?
Nel complesso, troviamo un certo valore nei titoli di Stato globali di diversi Paesi, sia sviluppati sia dei mercati emergenti. Tuttavia, in questo momento i Treasury USA non sono la nostra scelta principale, specialmente sulle scadenze più lunghe.

Negli ultimi mesi i dati macroeconomici sono stati relativamente solidi, se non addirittura in leggera accelerazione, contravvenendo all’ipotesi a favore di un taglio dei tassi immediato. Il conflitto in Medio Oriente, o almeno le turbolenze correlate, sembra protrarsi più a lungo di quanto inizialmente atteso dai mercati. Questo potrebbe incorptipsorare rischi al rialzo per l’inflazione.
Anche il quadro fiscale non è migliorato in modo significativo e si potrebbe sostenere invece che l’aumentata probabilità di conflitti geopolitici comporti una spesa militare o fiscale più elevata, esercitando pressione sui rendimenti a lungo termine. Al tempo stesso, tra gli investitori continuiamo a osservare una tendenza strutturale alla diversificazione al di fuori degli Stati Uniti e anche questo potrebbe esercitare una certa pressione sui rendimenti dei Treasury, in particolare su quelli a scadenza più lunga.
Per quanto riguarda l’esposizione pura ai tassi nominali, al momento preferiamo quindi mantenere un orientamento verso un aumento del differenziale tra i tassi a breve e quelli a lungo termine, con posizioni corte sulle scadenze lunghe e posizioni lunghe sulle scadenze più ravvicinate. La sensibilità complessiva alla duration negli Stati Uniti all’interno dei nostri portafogli resta comunque relativamente contenuta su base netta.
I Tips Usa offrono rendimenti reali appetibili in questa fase di mercato. Credete che, alla luce delle pressioni inflazionistiche, i Tips siano da preferire -a parità di scadenze- ai Treasury a tasso fisso?
Siamo d’accordo con questa valutazione. I rendimenti reali offerti dai TIPS statunitensi sembrano oggi piuttosto elevati se paragonati agli ultimi 20 anni. Allo stesso tempo, come già citato, vediamo ancora dei possibili rischi al rialzo per l’inflazione. L’esposizione a titoli indicizzati all’inflazione potrebbe offrire quindi una certa protezione e una certa sovraperformance rispetto alle obbligazioni nominali.
Nonostante sia leggermente superiore rispetto al tasso di inflazione di equilibrio pre-conflitto nella parte centrale della curva dei rendimenti statunitense (ad esempio, a 10 anni), tale livello rimane comunque relativamente contenuto. Se dovessero emergere ulteriori preoccupazioni sull’inflazione, potremmo assistere a un’inflazione superiore alle attese e rendimenti reali inferiori, che potrebbe rappresentare un contesto positivo per i TIPS.
Ciò detto, va notato che sebbene i TIPS possano sovraperformare le obbligazioni nominali in contesti di inflazione elevata, potrebbero comunque registrare rendimenti negativi in un contesto in cui i rendimenti reali subiscono un forte aumento, simile a quanto osservato nel 2022.


