Intervista a Luca Simoncelli, Investment Strategist di Invesco

USA

Il rendimento a scadenza offerto dai titoli di stato Usa a lungo termine si è riportato al di sopra del 4% netto. Ritenete che questo livello rappresenti una buona opportunità di investimento?

Aumentare oggi l’allocazione al Treasury decennale all’interno di un portafoglio diversificato dovrebbe essere considerato principalmente come una strategia di mitigazione del rischio in caso di ribassi azionari, piuttosto che come una vera e propria opportunità di rendimento. In questa fase di elevata incertezza macroeconomica il sentiment dei mercati finanziari è sicuramente messo alla prova, un riposizionamento sui Treasury può contribuire a ridurre il livello di rischio assoluto nei portafogli nel breve periodo.

Luca Simoncelli

La tendenza verso un movimento di irripidimento sulla curva dei tassi credo rimanga un tema fondamentale che continuerà a svilupparsi nel medio-lungo periodo. Lo spread tra il tasso a 10 anni e quello a 2 anni nelle ultime settimane si è ridotto, arrivando ad un livello piuttosto contenuto attorno ai 50 punti base.

Il rischio di stagflazione è sicuramente un tema di incertezza macro che il mercato dovrà gestire nel breve periodo; l’emergere di pressioni inflattive di secondo ordine, che si traferiscono cioè dai prezzi energetici verso prodotti e servizi “core” arrivando ad impattare le dinamiche salariali, potrebbe causare un cambiamento significativo nell’impostazione di politica monetaria della Fed. Una stagflazione profonda e duratura non coincide con il mio scenario base, ma l’incertezza del mercato potrebbe pesare sulle posizioni ad elevata duration.

Da un punto di vista strutturale l’elevato livello di debito pubblico richiede un maggiore premio per il rischio sulle parti a lungo termine della curva dei tassi, il cosiddetto “term premium”. L’attuale fase di politica fiscale fortemente espansiva si va inoltre a combinare con il prossimo processo di transizione verso una nuova leadership in capo alla Fed. La possibilità che politica monetaria e politica fiscale possano essere gestite in maniera più allineata tra loro potrebbe creare problemi alla credibilità della banca centrale, un valore intangibile ma fondamentale alle valutazioni implicite sui mercati obbligazionari e valutari.

La capacità del mercato di assorbire una quantità sempre maggiore di nuove emissioni governative sul mercato primario sarà un punto molto importante da monitorare, un eventuale riduzione nella domanda da parte di investitori locali e soprattutto internazionali alle aste dei Treasury potrebbe determinare fasi di elevata volatilità.

Anche le dinamiche del dollaro potrebbero aggiungere volatilità all’investimento in Treasury, ad oggi per un investitore con portafoglio denominato in euro, coprirsi dal rischio cambio contribuisce negativamente al rendimento totale per circa l’1.6% annuo. Nelle ultime settimane con elevato prezzo del petrolio, il dollaro ha trovato un supporto fondamentale importante nei termini di scambio favorevoli, generando un miglioramento nel bilancio delle partite correnti. Essendo l’economia americana un esportare netto di petrolio, l’aumento del prezzo nelle materie prime esportate rispetto a quelle importate, ha creato un supporto al biglietto verde fortemente legato al contesto geopolitico.

I Tips Usa offrono rendimenti reali appetibili in questa fase di mercato. Credete che, alla luce delle pressioni inflazionistiche, i Tips siano da preferire -a parità di scadenze- ai Treasury a tasso fisso?

La crisi geopolitica e l’aumento dei prezzi energetici stanno determinando un evidente incremento delle pressioni inflazionistiche, soprattutto nelle economie importatrici di energia, ma anche negli Stati Uniti. Il rafforzamento delle dinamiche inflative è stato rilevato dai nostri indicatori di “momentum” dell’inflazione, trainati principalmente dalle componenti energetiche.

Questo rialzo dell’inflazione appare quindi di natura ciclica e non ancora strutturale; tuttavia, un eventuale trasferimento sulle componenti “core” potrebbe alimentare incertezza tra gli investitori.

Alla luce di tali dinamiche, esprimiamo una preferenza tattica per i titoli indicizzati, come i TIPS, rispetto ai Treasury nominali, mantenendo così una sensibilità ai tassi reali e mitigando i rischi inflattivi nel breve termine.