Kevin Thozet, membro dell’Investment Committee di Carmignac

 

BoE, bank of england

 

Con l’intensificarsi delle pressioni su Keir Starmer perché rassegni le dimissioni o definisca un calendario per la sua uscita di scena, e con i principali sfidanti (in particolare Andy Burnham) espressione dell’ala sinistra del partito, è probabile che gli investitori richiedano un premio al rischio più elevato sui titoli di Stato britannici, soprattutto in un contesto caratterizzato da un fragile scenario macroeconomico e da una credibilità fiscale ormai indebolita.

L’avanzata di Reform UK e l’ascesa dei Verdi, a fronte del declino sia del Labour sia dei Conservatori, indicano un panorama politico più frammentato.

La corsa alla guida del partito è ancora in corso, tuttavia, indipendentemente dall’esito, assisteremo probabilmente a richieste di un aumento della spesa pubblica – che si tratti di servizi pubblici, difesa o sussidi sui prezzi dell’energia. Il margine di manovra fiscale limitato solleva la questione di come tali misure dovrebbero essere finanziate. Ciò richiederebbe quasi certamente un aumento della pressione fiscale: la logica dello spendere oggi in cambio di promesse di rigore domani, peraltro più spesso disattese che rispettate.

Implicazioni per i mercati finanziari

In un contesto in cui le aspettative di inflazione appaiono sempre meno ancorate, mentre crescita, occupazione e investimenti restano deboli, in presenza sia di un persistente deficit pubblico sia di un deficit delle partite correnti, i titoli di Stato britannici e la sterlina appaiono particolarmente vulnerabili.
L’aumento delle imposte sui redditi più elevati potrebbe inoltre spingere parte dei contribuenti più facoltosi a trasferire la propria residenza fiscale all’estero, aggravando ulteriormente il quadro. Un indebolimento della sterlina peggiorerebbe le prospettive inflazionistiche, offrendo al tempo stesso benefici limitati a un’economia trainata soprattutto dai servizi. Un aggiustamento fiscale appare quindi la soluzione più sostenibile, anche se politicamente poco appetibile.

Nel loro insieme, questi fattori indicano un aumento dei rendimenti obbligazionari a lungo termine e un indebolimento della sterlina, a meno che la Banca d’Inghilterra (BoE) non adotti una posizione più restrittiva rispetto a quanto attualmente scontato dai mercati.

Con i mercati che scontano tre aumenti dei tassi nelle prossime cinque riunioni della BoE entro la fine dell’anno, un rialzo del solo tasso di riferimento non impedirà ai rendimenti obbligazionari a lungo termine di salire ulteriormente.

O la BoE aumenta i tassi una volta e adotta un tono accomodante, nel qual caso la curva dei rendimenti registrerebbe un irripidimento; oppure aumenta i tassi due volte, nel qual caso i rendimenti obbligazionari del Regno Unito salirebbero ulteriormente, per effetto dei timori legati a un ulteriore aumento delle aspettative di inflazione; oppure procede con tre rialzi, scenario in cui resta difficile prevedere la reazione dei mercati, alla luce del già evidente deterioramento delle condizioni interne.