Mercati: L’equity sembra reggersi sulla aspettative di controllo del rischio energetico e sulla tenuta del trend degli utili aziendali. Fabrizio Santin, Senior investment manager di Pictet AM

In un contesto di tassi reali positivi e crescita meno lineare, la chiave per gli investitori resta la selettività: privilegiare quegli asset e quei settori in grado di trasformare un ambiente più restrittivo in un’opportunità di crescita degli utili nel lungo termine.
Il primo driver per l’equity è la riduzione, almeno parziale, del rischio di uno shock sistemico alle infrastrutture petrolifere del Golfo. Le azioni scontano i flussi di cassa futuri e reagiscono in modo sensibile al taglio delle code di distribuzione, come abbiamo visto nel 2020, quando i listini hanno segnato i minimi mesi prima dell’annuncio dei vaccini. Il venir meno degli scenari di escalation più estremi nella crisi mediorientale ha ridotto il premio per il rischio richiesto dagli investitori.
Il secondo driver, ancora più importante per la tenuta del mercato, è la stagione degli utili
I risultati dello S&P 500 mostrano una crescita degli utili superiore al 25% su base annua, trainata dal forte ciclo degli investimenti nei data center e nelle infrastrutture digitali, con stime di capex per il 2026 che superano gli 800 miliardi di dollari a livello globale. Tassi di crescita di questa entità, che non si vedevano dalla fase post-Covid di fine 2021, superano nettamente le attese del consenso e segnalano una notevole resilienza della redditività, in particolare nei segmenti legati all’intelligenza artificiale, al cloud e ai semiconduttori.
Anche i mercati obbligazionari hanno ritrovato una relativa stabilità
Pensiamo infatti che la BCE possa procedere con un paio di rialzi nel corso del 2026, mentre la Federal Reserve potrebbe rimanere in attesa a lungo. La reazione iniziale dei tassi è stata quasi pavloviana, con un forte repricing sulle scadenze brevi, complice la memoria di quanto avvenuto nel 2022. Tuttavia, il punto di partenza è molto diverso. A gennaio 2022 Fed e BCE mantenevano ancora i tassi prossimi allo zero, con inflazione ben sopra il target — rispettivamente sopra il 7,5% — e politiche fiscali ancora espansive. Oggi ci muoviamo in un contesto di tassi reali positivi e deficit in graduale rientro.
Rispetto all’inizio dell’anno, quando lo scenario appariva vicino a una situazione di Goldilocks, le sfide macroeconomiche sono aumentate. Il rischio di un contesto stagflattivo — un deterioramento della frontiera crescita-inflazione — è tornato al centro del dibattito, soprattutto per le economie più esposte agli shock sui prezzi delle materie prime. L’Europa rimane vulnerabile per via della maggiore dipendenza energetica e di un potenziale di crescita strutturalmente più basso rispetto agli Stati Uniti. A tal proposito, è probabile che i rendimenti a lungo termine offerti dalle curve governative dell’Eurozona offrano qualche valore, ma preferiamo accertarci che lo scenario geopolitico si stabilizzi, dato il forte impatto negativo sulle correlazioni.
L’elemento incoraggiante è che, nonostante questi rischi, il ciclo di trasformazione delle economie avanzate resta intatto
Il grande tema di fondo è il capex legato all’economia digitale: data center, semiconduttori, infrastrutture di rete e attrezzature per l’intelligenza artificiale. Questo ciclo di investimento strutturale agisce da cuscinetto contro gli shock ciclici e genera opportunità non soltanto negli Stati Uniti. Diversi mercati asiatici — Taiwan e Corea del Sud in primis — stanno mostrando una dinamica molto favorevole grazie al posizionamento lungo la catena del valore tecnologico globale.

