Giordano Lombardo, Founder, CEO e Co-CIO di Plenisfer Investments

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I mercati finanziari continuano a muoversi sospesi tra due forze opposte. Da un lato il boom dell’intelligenza artificiale e degli investimenti tecnologici, che continua a sostenere l’azionario globale. Dall’altro il ritorno delle pressioni inflazionistiche, le tensioni geopolitiche e il rischio che i tassi restino elevati più a lungo del previsto.

Giordano Lombardo

Secondo Giordano Lombardo, Founder, CEO e Co-CIO di Plenisfer Investments, il mercato sta vivendo una fase molto diversa rispetto a quella a cui gli investitori si erano abituati nell’ultimo decennio. “Da un lato abbiamo prezzi dell’energia in crescita e timori inflazionistici, dall’altro la narrativa dell’intelligenza artificiale, che rimane strutturalmente deflazionistica. Sono queste le due forze tra cui i mercati si stanno dibattendo”, osserva Lombardo.

Il punto centrale, però, potrebbe essere un altro: i driver tradizionali della crescita globale si stanno progressivamente indebolendo proprio mentre l’inflazione torna a rappresentare un fattore di instabilità. Uno scenario che, secondo Mauro Ratto, Co-Founder e CIO di Plenisfer Investments, segna “un nuovo paradigma”.

Il cambio di scenario è stato particolarmente evidente sul fronte dei tassi. Solo pochi mesi fa il consenso di mercato era focalizzato sui tagli della Federal Reserve. Oggi il dibattito si è completamente spostato: gli investitori si interrogano sulla possibilità che il prossimo movimento delle banche centrali possa addirittura essere un rialzo.

“In Europa il mercato sta già riducendo drasticamente le aspettative di taglio, soprattutto sulla parte a due anni della curva”, sottolinea Ratto. Un contesto che rimane complesso per il reddito fisso, mentre i mercati azionari continuano a essere sostenuti da pochi temi molto concentrati, in particolare tecnologia e AI.

Secondo i gestori di Plenisfer, il vero rischio è che il mercato non stia ancora prezzando uno scenario stagflattivo più persistente. Un aumento dei tassi a lungo termine verso il 5% potrebbe infatti modificare radicalmente l’equilibrio tra costo del capitale e valutazioni azionarie, introducendo un limite strutturale al rialzo dei listini.

Eppure, almeno per ora, i mercati sembrano continuare a muoversi in uno scenario “Goldilocks”. Lo dimostra anche la rapidità con cui lo S&P 500 ha recuperato i massimi dopo le tensioni geopolitiche delle ultime settimane.

Accanto ai temi legati ai tassi, la discussione si concentra anche sul ruolo del dollaro e sui cambiamenti negli equilibri valutari globali. Secondo Lombardo e Ratto, la progressiva diversificazione delle riserve da parte delle economie emergenti e la ricerca di fonti alternative di performance stanno lentamente erodendo la forza strutturale della valuta americana, senza però metterne in discussione il ruolo centrale nel sistema finanziario globale.

In questo contesto, concludono i gestori, diversificazione e gestione attiva tornano centrali. Non solo nella gestione obbligazionaria e valutaria, ma anche nella ricerca di opportunità meno affollate, dai mercati emergenti alle small e mid cap europee.

Molto dipenderà dall’evoluzione del quadro geopolitico. Una de-escalation anche parziale di uno dei conflitti in corso potrebbe rapidamente riaccendere il sentiment risk-on. Ma considerare questo lo scenario base, oggi, potrebbe essere una scommessa sempre più complessa.