I rendimenti degli Em bond sono interessanti e molte valute hanno dimostrato una buona resilienza. Strategy Unit di Pictet Asset Management

Una fine del conflitto nel Golfo non appare imminente e gli investitori in cerca di protezione da qualsiasi nuova volatilità dei mercati finanziari potrebbero essere attratti dai titoli di Stato dei Paesi sviluppati. Tuttavia, un loro utilizzo come copertura è tutt’altro che scontato, perché le obbligazioni sono soggette a spinte contrapposte. Da un lato, le persistenti pressioni inflazionistiche sostengono rendimenti più elevati. BCE e BoE hanno già segnalato un’ulteriore stretta monetaria, mentre un taglio dei tassi della Fed è a nostro parere improbabile quest’anno, anche sotto Kevin Warsh, che assumerà la presidenza a maggio e appare chiaramente più accomodante del suo predecessore.
D’altro canto, è altrettanto probabile che le obbligazioni vedano tornare in primo piano le loro qualità difensive. Se l’aumento dei prezzi dell’energia dovesse iniziare ad erodere la fiducia di consumatori e imprese, i rischi di un periodo di recessione aumenterebbero, dando probabilmente il via ad una ripresa dell’obbligazionario. Per il momento, queste forze contrastanti lasciano poco spazio alle certezze; rimaniamo pertanto neutrali sulle obbligazioni dei mercati sviluppati.
Ciò non significa che i mercati del reddito fisso non dispongano di opzioni interessanti in grado di garantire un reddito. Il debito in valuta locale dei mercati emergenti offre un trade-off rischio-rendimento molto favorevole. I fondamentali sono migliorati significativamente: i livelli di debito sono in media intorno al 57% del PIL (ben al di sotto del 128% osservato nelle economie del G7) e la finanza pubblica è più solida. Di conseguenza, la qualità del credito migliora: il rating di circa 80 componenti dell’indice obbligazionario dei mercati emergenti JP Morgan EMBI è migliorato dall’inizio del 2024.
Le valutazioni restano interessanti. I rendimenti reali, in particolare in America Latina, sono ancora ben al di sopra di quelli disponibili nei mercati sviluppati e forniscono un solido cuscinetto in termini di reddito. Inoltre, l’apprezzamento delle valute offre un’ulteriore fonte di rendimento.
La resilienza delle valute dei mercati emergenti durante l’ultimo shock energetico è indicativa. In particolare, le valute delle economie importatrici di petrolio si sono comportate meglio rispetto ai precedenti shock dei prezzi dell’energia, il che suggerisce miglioramenti strutturali e una domanda sostenuta da parte degli investitori. Pertanto, aumentiamo a sovrappeso il debito in valuta locale dei mercati emergenti. Manteniamo inoltre posizioni di sovrappeso nello yen giapponese, che offre una protezione affidabile in un ambiente stagflazionistico e la prospettiva di un allargamento dei differenziali dei tassi di interesse Giappone/USA lascia ampio margine per un rimbalzo.

