Hormuz verso la riapertura. La settimana si apre con un deciso declino nel prezzo del petrolio che ha portato il Brent attorno ai 95 usd al barile. Luca Simoncelli, Investment Strategist di Invesco

Guerra Iran

Lo scenario base di una risoluzione diplomatica al conflitto in Iran, per quanto potenzialmente rischioso rispetto ad una frenata dell’attività economica globale e volatile nelle ultime settimane, si sta finalmente confermando nei segnali positivi di un progresso verso un accordo per riaprire lo Stretto di Hormuz.

Stati Uniti e Iran hanno elaborato un memorandum che prorogherebbe il cessate il fuoco di 60 giorni mentre le due parti cercano un accordo permanente, che includerebbe la rimozione delle mine e la riapertura dello stretto. Una riapertura completa di Hormuz sarebbe un sollievo per gli importatori di energia in Asia ed Europa e per il rischio di inflazione sui mercati finanziari.

S&P500

In linea con quello scenario base, i mercati azionari hanno continuato anche la settimana scorsa a muoversi al rialzo, l’indice S&P500 ha messo a segno una striscia positiva di otto settimane. Il posizionamento di mercato negli ultimi mesi è tornato tuttavia molto concentrato in termini di stili e settori supportato dalla resilienza del mercato del lavoro e dei consumi ma soprattutto dal ciclo di investimenti in tecnologia ed infrastrutture che guadagna trazione e che si espande sull’intero ciclo economico.

È probabile che la mancanza di dettagli rispetto all’accordo tra Iran e USA mantenga un sentiment di mercato ancora guardingo, la rotazione nel posizionamento degli investitori non dovrebbe risultare violenta ed immediata e questo potrebbe creare condizioni ancora più durature e sostenibili per un ritorno sulla trade pro-ciclica a maggiore intonazione value in cui la leadership di mercato si possa allargare su Europa, Emergenti, settore finanziario, industriale e piccole-medie capitalizzazioni.

Trimestrali

Con il volgere al termine nella stagione delle trimestrali aziendali, la conferma di un miglioramento nei margini operativi per le imprese di sempre più settori è infatti piu evidente. Le stime di crescita negli utili a dodici mesi continuano ad essere riviste al rialzo e proprio l’espansione dei margini è il principale fattore. La performance degli indici azionari in US ed Europa da inizio anno riflette questo messaggio, i multipli di valutazione sono infatti rimasti stabili o in leggere ribasso mentre la performance è stata totalmente guidata da un aumento di utili e profittabilità.

Ciclo economico europeo

Intanto sul fronte macroeconomico i segnali di rallentamento economico continuano ad emergere, è soprattutto il ciclo economico in Europa che presenta i maggiori rischi con maggiore sensitività ai costi energetici e segnali di un deterioramento nel sentiment economico. La contrazione di fiducia, le aspettative negative delle imprese ed i primi segnali di restringimento nelle condizioni del credito creano dubbi rispetto ad un rallentamento ciclico o qualcosa di più strutturale. Inoltre, il mercato ha iniziato a scontare un movimento deciso di rialzo dei tassi da parte della BCE in contrasto al rischio inflazione.

Bce

Con il ribasso nei prezzi energetici in linea con il potenziale accordo in Iran e la recente tendenza negativa sui dati economici della Zona Euro, un movimento di rialzo dei tassi BCE potrebbe tuttavia diventare meno probabile e lasciare spazio ad uno scenario di pausa prolungata nel livello dei tassi. Il dibattito rispetto ad un potenziale errore di politica monetaria in un rialzo BCE passa dall’equilibrio d’inflazione transitoria o qualcosa di più radicato. L’andamento dell’inflazione core, soprattutto nel segmento dei servizi, sarà la variabile chiave.

Fed

Anche negli Stati Uniti, l’intonazione della politica monetaria si conferma sempre più in tendenza restrittiva, il verbale dell’ultima riunione Fed e soprattutto i commenti del nuovo presidente Warsh hanno inasprito le attese del mercato rispetto ad attese di rialzo sui Fed Funds. In settimana la pubblicazione dell’indice dei prezzi PCE soprattutto nella sua versione core, dovrebbe confermarsi stabile rispetto alla tendenza di variazione annuale del mese precedente.

Correlazione bond-equity

Nonostante l’instabilità che deriva dalle principali curve dei tassi e la turbolenza che ne consegue, indicatori di volatilità implicita e soprattutto la tenuta degli spread di credito sono segnali incoraggianti al contesto di mercato. Una conseguenza importante per gli investitori è tuttavia la correlazione sempre più positiva tra obbligazionario ed azionario; la ricerca di fonti di diversificazione in strategie alternative o più tradizionali come l’oro ritornerà centrale.