Obbligazionario: l’incognita fiscale pesa sulle borse. Mercati a caccia di carry tra inflazione e debito. Chris Iggo, Chief Investment Officer AXA IM Core, BNPP AM

 

Chris Iggo

I rendimenti obbligazionari continuano a salire dai minimi del 2020 per precise ragioni fondamentali, come la normalizzazione dei tassi da parte delle banche centrali, l’inflazione elevata e l’aumento del debito pubblico post-pandemia e post-shock energetico del 2022.

Normalizzazione

In un’ottica di lungo periodo, ciò che stiamo vivendo continua a essere un processo di normalizzazione dei rendimenti obbligazionari (e dei tassi di interesse), in un contesto in cui i rischi inflazionistici sono più orientati al rialzo rispetto agli anni 2010. Il mondo è cambiato: siamo passati da una globalizzazione deflazionistica a una frammentazione polarizzata e inflazionistica. Viviamo in un’epoca di rendimenti obbligazionari più elevati.

La normalizzazione dei rendimenti obbligazionari è stata difficile per i rendimenti del reddito fisso, e la domanda che ci si deve porre è: il processo di normalizzazione è terminato? Al momento il quadro appare ancora difficile, tra inflazione in aumento, Banche Centrali prudenti e prospettive incerte per crescita e finanza pubblica. Tuttavia, i governi dei mercati sviluppati non vanno in default.

Implicazioni per gli investitori

Gli investitori alla ricerca di reddito si trovano oggi nella posizione migliore degli ultimi anni. Il credito resta resiliente e gli spread creditizi aggiuntivi sono interessanti. Non condivido l’eccessivo pessimismo sul mercato obbligazionario: sarebbe come continuare a scommettere al ribasso sul mercato azionario dopo una correzione del 25%. Gran parte delle cattive notizie è infatti già incorporata nei prezzi.

Il rischio, naturalmente, è che le obbligazioni attualmente in portafoglio continuino a essere riprezzate a seguito di ulteriori rialzi dei rendimenti, qualora peggiorassero le preoccupazioni legate all’inflazione e al quadro fiscale. I rendimenti reali non sono ancora tornati ai livelli precedenti al 2008. Ma per gli investitori obbligazionari il lato positivo è che eventuali sorprese favorevoli – come la fine della guerra, un calo dei prezzi energetici, un rinnovato impegno politico verso la stabilità fiscale – potrebbero determinare un’inversione almeno parziale dei recenti movimenti dei rendimenti a lungo termine e mantenere le Banche Centrali meno aggressive.

Fare trading sui bond è sempre complesso. Ma gli investitori con un orizzonte di medio termine dovrebbero considerare i livelli attuali dei rendimenti come la migliore indicazione del potenziale total return futuro, con quasi tutto il rendimento derivante dal carry, in un’ottica buy and hold. E forse anche qualcosa in più, attraverso strategie di investimento attive.