I tassi zero di qualche anno fa hanno permesso alle small cap di fissare bassi costi di indebitamento. Il futuro lo scriverà la Fed. A colloquio con Andrew Smith, US Equities Client Portfolio Manager di Columbia Threadneedle Investments

Le small cap Usa continuano ad essere considerati uno dei segmenti più fertili del mercato azionario. Credete che l’attuale scenario dell’economia statunitense sia favorevole alla performance dei titoli a minore capitalizzazione?
Le small cap statunitensi sono storicamente molto legate alla salute e alla vitalità dell’economia americana, data la loro forte dipendenza dai ricavi domestici. Nell’indice Russell 2500, che raggruppa le società a minore capitalizzazione, quasi tre quarti dei ricavi provengono dal Nord America. Le small cap presentano inoltre un’esposizione notevolmente maggiore ai settori ciclici tradizionali rispetto alle large cap; ad esempio, il settore industriale è il più rappresentato nel benchmark delle small cap con un peso di circa il 22%, ma al contempo costituisce meno del 9% dell’S&P 500.
Tutto ciò significa che le società più piccole tendono a performare meglio quando l’economia statunitense è in piena espansione e in una fase di ripresa ciclica. Al momento, il conflitto in Medio Oriente rappresenta una sfida per un quadro altrimenti positivo: finché gli impatti economici e inflazionistici risulteranno di breve durata, i danni duraturi all’economia americana dovrebbero essere relativamente contenuti.
La buona performance delle small cap statunitensi durante i mesi di aprile e maggio ha dimostrato il loro potenziale di rimbalzo in un contesto di propensione al rischio, soprattutto nel caso in cui le ripercussioni economiche derivanti dal conflitto con l’Iran saranno relativamente contenute.
Qualora il conflitto dovesse continuare ad evolversi verso una risoluzione, ciò dovrebbe offrire ulteriore sollievo ai titoli ciclici e alle small cap. A sostegno di questo scenario, c’è un contesto economico solido negli Stati Uniti, in cui la spesa in conto capitale legata all’IA, la bassa disoccupazione e un mercato trainato dai consumi – seppur in modo disomogeneo – costituiscono un ambiente favorevole per gli asset rischiosi, in particolare le small cap.
Il dibattito sulle prossime mosse della Fed in scia all’arrivo del nuovo governatore, Kevin Warsh, è aperto. Qual è, a vostro parere, lo scenario di politica monetaria più favorevole al segmento delle small caps?
Le prossime mosse della Fed sono state complicate dal conflitto in Medio Oriente. La banca centrale statunitense era in una fase di allentamento dei tassi, ma ora si trova in una fase di stallo e la sua prossima mossa dipenderà dai dati più che in precedenza, poiché l’equilibrio dei rischi ha iniziato a spostarsi a sfavore di ulteriori riduzioni dei tassi.
Tuttavia, nemmeno gli aumenti dei tassi sono automaticamente scontati: abbiamo assistito ad un picco dell’IPC statunitense in risposta all’impennata dei prezzi dell’energia, ma il PCE core, la misura dell’inflazione preferita dalla Fed, non ha subito quasi alcun impatto.
In un certo senso, l’arrivo del nuovo governatore della Fed, Kevin Warsh, potrebbe suggerire un ritorno al taglio dei tassi, soprattutto se l’Amministrazione riuscirà ad esercitare la sua influenza, dato che la preferenza è per tassi più bassi.
Dobbiamo però tenere presente che Kevin Warsh è solo uno dei 12 membri con diritto di voto del Federal Open Market Committee (FOMC) e che l’ex presidente Jerome Powell rimarrà per ora membro del Comitato. Pertanto, la soglia da superare sia per i tagli che per gli aumenti è piuttosto alta. La Fed vorrà evitare errori di politica monetaria e quindi probabilmente rimarrà cauta e si affiderà ai dati.
In genere, i tagli dei tassi favoriscono le small cap poiché, in media, queste tendono ad avere un indebitamento maggiore (e un debito a tasso variabile) rispetto alle società a grande capitalizzazione. Pertanto, tassi più bassi alleggeriscono la pressione sui bilanci e consentono condizioni più favorevoli per l’accesso al credito, per finanziare la fase successiva di crescita.
Spesso vediamo le small cap andare bene, come all’inizio di quest’anno, quando le prospettive economiche sono buone e i tagli dei tassi vengono scontati in anticipo rispetto alle attuali aspettative di mercato.
Detto ciò, come abbiamo visto durante il ciclo di rialzi dei tassi del biennio 2022-2023, quando i tassi sono passati da quasi zero a oltre il 5%, le small cap hanno resistito bene e forse non hanno sofferto quanto molti si aspettavano. Ciò è stato in parte dovuto ai tassi fissati a livelli bassi e alla solidità dei bilanci post-Covid.
Un approccio attivo all’investimento nelle small cap può essere particolarmente importante durante i periodi di cambiamento delle aspettative sui tassi, poiché consente un’analisi fondamentale delle società di minori dimensioni e dei loro bilanci, nonché delle performance che ciascuna potrebbe registrare in diversi scenari di tassi di interesse.

