Marco Piersimoni, Co-head of Multi Asset Euro di Pictet Asset Management

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Guerra in Iran, intelligenza artificiale e dinamiche macroeconomiche globali sono i tre grandi temi interconnessi che stanno plasmando i mercati finanziari, dettando l’agenda degli investitori nelle prossime settimane.

Sul fronte geopolitico, le tregue annunciate tra Stati Uniti e Iran e tra Israele e Libano non si sono concretizzate. A 100 giorni dall’inizio del conflitto, le ostilità sono riprese con il coinvolgimento di tutte le parti, sebbene con un’intensità inferiore rispetto all’inizio. Il traffico nello Stretto di Hormuz resta fortemente compromesso, con i transiti giornalieri di tankers ridotti a poche unità.

Il mercato dell’energia ha reagito prontamente, ma con effetti meno marcati rispetto alle prime settimane di conflitto. Il prezzo future del petrolio di dicembre è tornato sopra gli 88 dollari per barile, mentre il gas in Europa (scadenza dicembre) si attesta verso i 50 euro per megawattora; entrambi restano comunque sotto i massimi registrati di recente. Il Brent per pronta consegna, che ad inizio aprile aveva raggiunto i 140 dollari, è ora sotto i 100 dollari. Questa risposta contenuta si spiega con la crescente flessibilità strutturale e la capacità di adattamento sviluppata dalle economie dopo il Covid e il 2022. Ne è un esempio la Cina, dove la domanda di petrolio è scesa del 9% (dati JPMorgan) senza penalizzare i flussi commerciali, grazie allo spostamento del trasporto aereo verso quello ferroviario e della mobilità su gomma verso il vettore elettrico.

Nell’ecosistema AI, gli investimenti degli hyperscaler si avviano a raggiungere i 1.000 miliardi di dollari, trainati da una domanda solida e anelastica ai prezzi. Questo eccesso di domanda ha creato colli di bottiglia lungo le filiere produttive (dalle memorie alle infrastrutture per la trasmissione di dati ed energia), garantendo margini straordinari e consistenti revisioni al rialzo degli utili per le aziende coinvolte. Emblematico è il comparto dei semiconduttori, con i titoli coreani che continuano a trattare a valutazioni contenute nonostante la forte corsa dei prezzi.

Crisi energetica e corsa all’AI si intrecciano con il quadro macroeconomico, evidenziando implicazioni molto differenti a seconda dei Paesi. Gli Stati Uniti si trovano in relativo vantaggio: maggior produttore mondiale di petrolio e sede dei leader dell’AI, mostrano fondamentali solidi e un mercato del lavoro tonico, configurando lo shock energetico principalmente come uno shock inflazionistico. In area euro prevalgono invece dinamiche stagflazionistiche, con crescita sotto pressione e inflazione difficile da domare. La Cina sta riorganizzando il proprio modello energetico e produttivo, mentre le economie dell’Asia del nord (Corea e Taiwan in testa) beneficiano in misura particolare del boom globale dell’AI.

In questo scenario, le banche centrali confermano un atteggiamento orientato in senso restrittivo (hawkish). È atteso il rialzo della BCE giovedì 11 giugno, mentre per la Fed si assisterà all’esordio del nuovo chairman Kevin Warsh, dal quale si attende un cambio di orientamento che non descriva più la prossima mossa come un taglio dei tassi.

Il mercato obbligazionario rimane fragile, condizionato dalle autorità monetarie e dallo shock energetico. Per quanto riguarda l’azionario, dopo un imponente rally si registrano fisiologiche prese di beneficio sui comparti più esuberanti come i semiconduttori. È prevista un’importante offerta di azioni tra quotazioni sul mercato (SpaceX) e aumenti di capitale (Google), parzialmente bilanciata da buyback molto tonici. Sebbene il quadro di medio termine resti costruttivo, nell’immediato permangono rischi di turbolenze. La selettività rimane la chiave per navigare questa fase, distinguendo i trend strutturali dalle oscillazioni di breve termine.