La BCE punta a isolare il suo operato dai rumori di fondo e a guidare il mercato. Julian Marx, Research Analyst di Flossbach von Storch

Con quest’ultimo rialzo dei tassi, la Bce lancia un primo segnale del fatto che sta prendendo sul serio i crescenti rischi al rialzo per l’inflazione. Del resto, a maggio l’inflazione nella zona euro si attestava al 3,2%, un valore visibilmente superiore all’obiettivo del 2%, e l’inflazione core ha raggiunto anch’essa il 2,5%, toccando il livello più alto da aprile 2025.
Appare dunque sempre più chiaro che l’ottimistico scenario di base pubblicato dalla Bce nelle proiezioni di marzo difficilmente si concretizzerà; in tale scenario, i banchieri centrali avevano ipotizzato un tasso d’inflazione medio annuo del 2,6% nel 2026. A causa del persistente conflitto nel Golfo Persico, il quadro inflazionistico si sta invece muovendo verso gli scenari avversi di marzo.
Ciò è evidenziato anche nelle ultime stime di giugno, dove lo staff della Bce ipotizza che l’inflazione nella zona euro potrebbe raggiungere il 3,0% nell’ipotesi migliore, e rimarrà leggermente al di sopra dell’obiettivo d’inflazione, al 2,3%, anche il prossimo anno. Allo stesso tempo, le prospettive di crescita per la zona euro rimangono deboli. Per l’anno in corso, nello scenario di base la Bce prevede una crescita reale contenuta, pari ad appena lo 0,8%.
Il fattore tempo
Finché persisterà la situazione di instabilità nel Golfo Persico, la Bce rivedrà le proprie stime sull’inflazione verso l’alto. Tuttavia, le prospettive rimangono incerte: con il prolungarsi del conflitto, diventano sempre più probabili ulteriori picchi di prezzo sul mercato petrolifero. Questo perché, a differenza di quanto accaduto durante la crisi energetica del 2021/2022, all’inizio di quest’anno le riserve globali di petrolio erano, secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia (AIE), significativamente più consistenti rispetto a quattro anni fa.
Condizioni di partenza favorevoli per contrastare l’inflazione
Come già accaduto quattro anni fa, i fattori esogeni costringono ora la Bce ad agire. I recenti incrementi dei prezzi energetici devono essere presi molto sul serio. È fondamentale monitorare attentamente il rischio che le aspettative d’inflazione subiscano un “disancoraggio”. Di conseguenza, sono ipotizzabili ulteriori rialzi dei tassi d’interesse nel corso di quest’anno. Tuttavia, dato l’elevato livello di incertezza, è difficile prevedere il numero e la tempistica di eventuali future manovre sui tassi.
L’unica certezza è che la Bce, secondo il suo stile consueto, si concentrerà sull’analisi dei dati in evoluzione e cercherà di isolarsi il più possibile dal “rumore di fondo dei mercati” durante questa fase turbolenta. Non è un caso che l’economista Isabel Schnabel abbia dichiarato di recente con fermezza: “Siamo noi a guidare il mercato. Non è il mercato che guida noi”.

