A cura della Strategy Unit di Pictet Asset Management

Nei mercati obbligazionari, la principale minaccia rimane invariata: l’inflazione. E un nuovo scontro sembra ora imminente. È per questa ragione che non ci lasciamo sedurre dai rendimenti interessanti attualmente offerti in ampi segmenti del mercato del debito sovrano. I rendimenti dei Bund tedeschi a 10 anni sono prossimi ai massimi degli ultimi 15 anni, mentre i Treasury USA si aggirano intorno alla soglia del 4,5%. Riteniamo tuttavia che tali livelli siano giustificati dall’aumento dei rischi inflazionistici e dalla conseguente maggiore probabilità di politiche monetarie più restrittive e condizioni di liquidità meno favorevoli.
Ciò vale in particolare per gli Stati Uniti, dove non si parla più di aspettative di tagli dei tassi d’interesse bensì dei crescenti timori che l’inflazione in aumento possa forzare la mano della Fed. Con una crescita monetaria ampia che procede a un tasso annualizzato del 10% e i prestiti elevati, è quindi improbabile che l’inflazione possa tornare al target senza una politica monetaria più restrittiva. In effetti, l’indice core PCE è già superiore al target dell’1,3% circa e si prevede un ulteriore rialzo. Il che probabilmente giustifica l’attesa da parte del mercato di una politica monetaria più restrittiva nei prossimi 12 mesi.
Per equilibrare valutazioni e rischi, manteniamo quindi una posizione neutrale sui Treasury USA e, in effetti, su tutte le altre principali obbligazioni sovrane dei mercati sviluppati. Vediamo un potenziale migliore nel debito in valuta locale dei mercati emergenti, che offre rendimenti ancora più elevati e si classifica come l’asset class a reddito fisso più interessante del nostro modello. In particolare, l’America Latina offre rendimenti reali elevati che probabilmente attireranno l’interesse degli investitori obbligazionari ora che l’inflazione globale è in aumento.
I fondamentali rimangono favorevoli. Prevediamo che il divario di crescita tra le economie emergenti e quelle sviluppate si allarghi a 260 punti base nel corso dell’anno, rispetto ai 240 registrati nel 2025. E sebbene l’inflazione aumenterà in tutto il mondo, la sua accelerazione dovrebbe essere più lenta nei Paesi in via di sviluppo. I mercati del credito, nel frattempo, dovrebbero beneficiare del miglioramento della dinamica degli utili: gli analisti bottom-up stanno migliorando le loro aspettative di profitto per le aziende globali al tasso più rapido degli ultimi cinque anni. Sulla base della variazione percentuale dell’EPS a 12 mesi dell’MSCI ACWI a 3 mesi. Tuttavia, ciò è controbilanciato dai rischi di un rialzo dell’inflazione e di un ribasso della crescita economica.
Panoramica dei mercati globali: alimentati dalla tecnologia

Le azioni globali sono salite a maggio, trainate dai solidi utili e dalle aspettative di un boom costante della domanda di semiconduttori guidato dall’IA. Gli utili del primo trimestre hanno superato le aspettative in tutti i settori e hanno spinto gli analisti ad alzare le previsioni per gli utili futuri in ogni regione e settore. Tuttavia, anche se le notizie positive si riscontrano in tutti i settori e le regioni, gli investitori si concentrano in particolare sulle prospettive delle aziende tecnologiche. Secondo i dati LSEG I/B/E/S, il 99% delle aziende IT dell’S&P 500 ha superato le aspettative di utili del primo trimestre, rispetto all’84% per l’indice nel suo complesso.
I titoli IT sono saliti del 18% nel corso del mese, prolungando un rally già fortissimo. Negli ultimi cinque anni, i rendimenti cumulativi dei titoli tecnologici globali hanno ormai raggiunto il 168%. In particolare, i guadagni dei titoli dei semiconduttori sono stati ancora più spettacolari. Il Philadelphia Semiconductor Index, o SOX, è salito del 25% nel mese.
Il rally tecnologico è stato una manna per il mercato statunitense nel suo complesso, con l’S&P 500 che ha ripetutamente stabilito massimi record. I titoli IT rappresentano circa il 35% dell’indice di riferimento statunitense, rispetto all’appena 7% dello STOXX 600 europeo. I mercati emergenti hanno guadagnato il 9,7%, sostenuti dai rally in Corea e Taiwan, Paesi ad alto tasso di titoli tecnologici.
Le sorprese sugli utili si sono estese oltre le megacap, con una forte crescita delle vendite in tutti i settori a sostegno di margini e leva operativa. Il settore energetico ha subito le perdite maggiori, con un calo del 5,6% a fronte del forte calo dei prezzi del greggio. Nella speranza di un accordo di pace tra Stati Uniti e Iran, il petrolio ha perso il 18% a maggio, il maggiore calo mensile in sei anni.
Il reddito obbligazionario globale ha registrato un leggero ribasso in valuta locale, a rispecchiare le crescenti preoccupazioni sull’inflazione e sulla sostenibilità del debito a lungo termine. I movimenti sono stati particolarmente pronunciati nel segmento a lungo termine della curva: i rendimenti dei Treasury USA a 10 anni di riferimento hanno raggiunto il 4,7%, mentre quelli del debito a 30 anni hanno toccato il 5,2%. Entrambi i livelli rappresentano i più alti in quasi vent’anni.
I gilt britannici hanno avuto un mese particolarmente volatile, aggravato dall’incertezza politica interna. Tuttavia, sono riusciti a chiudere in rialzo del 2%, recuperando le perdite precedenti grazie alla pubblicazione di dati sull’inflazione inferiore alle attese e alle rassicurazioni da parte del potenziale candidato alla leadership del Partito Laburista, Andy Burnham, che si atterrà alle regole di bilancio se riuscirà a sostituire Keir Starmer come primo ministro.
Anche il debito dei mercati emergenti ha tenuto relativamente bene, sostenuto da solide prospettive di crescita economica. Il mercato delle obbligazioni societarie ha accolto favorevolmente le buone notizie sugli utili, con guadagni sia nel credito investment grade che in quello high yield. Il dollaro ha guadagnato lo 0,9% rispetto al paniere delle principali valute.
In un contesto in cui l’inflazione rimane il principale fattore di rischio per il reddito fisso e le banche centrali si trovano a operare con margini di manovra ridotti, la selettività diventa la chiave di volta. I fondamentali solidi dei mercati emergenti e la forza degli utili nel comparto tecnologico offrono opportunità concrete, ma non compensano i rischi strutturali che gravano sui governativi dei Paesi sviluppati. In questa fase, un approccio disciplinato e attento alla qualità degli emittenti appare più che mai determinante per costruire portafogli resilienti nel medio termine.

