Manteniamo la propensione al rischio. “C’è ancora carburante a sufficienza” è il titolo che J.P. Morgan Asset Management ha dato al suo aggiornamento dell’outlook di metà anno, presentato di recente alla stampa da Maria Paola Toschi, global maket strategist

Le prospettive di mercato per i prossimi sei mesi sono sostanzialmente in continuità con quanto illustrato a inizio 2026, in cui l’assunzione di fondo era che ci fosse “molto carburante nella crescita”. Ora, nonostante lo scoppio del conflitto nel Golfo, l’asset manager americano sostiene che l’espansione economica, a livello globale, non si sia interrotta.
Pausa temporanea
“La guerra in Iran” ha infatti sostenuto Toschi “ha avuto delle ripercussioni, ma ci sono degli elementi che hanno continuato ad alimentare la crescita”. La crisi geopolitica ha avuto delle ricadute negative sui costi dell’energia e di settori che direttamente o indirettamente hanno sofferto per la chiusura dello Stretto di Hormuz. È indubbio che il conflitto ha in qualche modo ridimensionato quelle che a gennaio erano le attese di crescita dei consumi, delle misure di politica fiscale e degli investimenti, ma, in particolare, ha pesato sul reddito disponibile delle famiglie in Europa. Qui si è registrato un aumento del saggio di risparmio, confermando così un tratto tipico della reazione del Vecchio continente dinnanzi a momenti di incertezza sui mercati finanziari.
Al contrario, i consumi americani sono stati relativamente solidi grazie anche ai rimborsi fiscali e a una diversa propensione a spendere della popolazione. L’opinione di Toschi è che la vulnerabilità dei paesi europei allo shock energetico è apparsa molto chiaramente e “ha mostrato una fragilità nel breve termine che, tuttavia, potrebbe diventare un incentivo a dare il via a una nuova fase di sviluppo legata alle infrastrutture, alla sicurezza e alla difesa in Europa”.
Un’inflazione più elevata
La possibilità di trovare un accordo che ponga fine alla guerra contro l’Iran ha causato un forte calo del prezzo del greggio, ma ancora lontano dai 60 dollari al barile pre-conflitto. La stratega, nell’indicare la possibile tempistica per il ripristino di una normalità nel funzionamento del mercato del greggio e del passaggio delle navi dallo Stretto di Hormuz, ha indicato la fine dell’anno, periodo entro il quale si attende anche un ritorno dell’inflazione Usa intorno al 3%.
Quindi, tendenzialmente, la normalizzazione della situazione nel Golfo dovrebbe comunque vedere il costo della vita attestarsi a livelli più elevati rispetto al target della Fed che, durante l’ultima riunione, pur non avendo toccato i tassi di interesse ha usato, attraverso le parole del nuovo presidente in carica, toni che indicano un atteggiamento più restrittivo rispetto alle previsioni. J.P. Morgan Am ritiene che la Fed manterrà invariati i tassi per il resto dell’anno e se l’inflazione dovesse ulteriormente rientrare non è escluso che nel 2027 si possa riparlare di riduzione del costo del denaro.
Non solo hyperscaler
Se la spesa pubblica continua a essere di sostegno all’economia, gli investimenti da parte degli hyperscaler stanno letteralmente lievitando: sono attesi 650 miliardi di dollari nel 2026 e 900 miliardi nel 2027. Il settore tecnologico è stato sostanzialmente immune dalla crisi energetica, grazie soprattutto a dei risultati aziendali del primo trimestre che sono stati particolarmente forti.
Ciò nonostante, ha osservato Toschi: “La tecnologia è ritornata in primo piano, ma l’investimento nel settore ha connotazioni diverse rispetto al recente passato: non si sente più parlare delle Magnifiche 7, la cui leadership si è ridimensionata negli indici rispetto al 2023 e 2024, l’interesse per il settore si è allargato ad altri titoli legati all’intelligenza artificiale ed è diventato più globale. In pratica”, spiega la stratega, “l’attenzione degli investitori si sta spostando dalle società che stanno facendo gli investimenti a quelle che ne beneficiano.
Non sappiamo ancora quale sarà l’effetto dell’Ai sulla crescita mondiale, ma pensiamo che si sia alla vigilia di un cambiamento molto simile a quelli visti in passato in occasione dell’introduzione di innovazioni tecnologiche che hanno cambiato il nostro modo di vivere e operare e hanno avuto un forte impatto di espansione globale”.
Al momento, tuttavia rimangono una serie di quesiti su quali saranno le aziende che usciranno vincitrici o perdenti da questa imponente ondata di cambiamento. Ciò nonostante, in un contesto in cui le dimensioni di ciò che sta avvenendo sono difficili da quantificare, anche in termini di impatto sul mondo del lavoro, e l’incertezza rimane elevata, un fattore rincuorante sono le valutazioni di borsa delle società tecnologiche della catena del valore dell’Ai che sono scese perché sono stati riportati utili particolarmente forti.
È il caso di alcuni produttori di semiconduttori che, nonostante l’impressionante performance borsistica, trattano a un Peg trailing – che confronta il prezzo rispetto agli utili degli ultimi 12 mesi con la crescita annualizzata degli utili degli ultimi tre anni e, pertanto, rettifica le valutazioni correnti per riflettere la solidità della crescita storica degli utili – più basso rispetto a quello dello scorso anno. In sostanza, i multipli di mercato rapportati agli utili non indicano vi sia una bolla speculativa sull’It.
Rischio e posizionamento sui mercati
La propensione al rischio dell’asset manager si basa sulla qualità dei fondamentali,” in un quadro particolarmente favorevole alla gestione attiva e all’estrazione di alpha, visto che la correlazione tra i vari leader di mercato è scesa. Nell’attuale contesto globale, secondo Toschi, è opportuno rafforzare la diversificazione e bilanciare l’esposizione alla tecnologia con altri temi strutturali. L’Europa resta un’area d’investimento interessante anche perché “un po’ disallineata rispetto alle dinamiche presenti nel settore It ed è, di conseguenza, fonte di decorrelazione perché fornisce una diversificazione in temi di investimento”.
L’Asia potrebbe continuare a offrire valore e opportunità, in particolare in una logica di posizionamento lungo la catena del valore dell’Ai. Il reddito fisso offre rendimenti interessanti e può contribuire a proteggere i portafogli in caso di deterioramento del ciclo economico. Lo scenario di de-escalation in Medio Oriente ha già avuto un impatto sui mercati obbligazionari ed è destinato ad averlo anche in termini di aspettative di politiche monetarie.
Gli aumenti dei prezzi energetici non sembrano avere però provocato un netto disancoramento dalle aspettative e un effetto di “second round” su tutta la catena dei prezzi. Curiosamente, fa notare la stratega, la volatilità negli ultimi mesi dei bond è stata superiore a quella dell’equity, un tema che si attende continui. Se, nel lungo periodo, l’inflazione resterà la variabile più imprevedibile, un’esposizione a investimenti alternativi potrà aumentare la resilienza dei portafogli.

