A 4.000 usd l’oncia riteniamo sia un livello interessante per tornare sul metallo giallo. Valentin Bissat, Chief Economist and Senior Strategist di Mirabaud Asset Management

prezzo oro

Il dollaro si è apprezzato durante il conflitto in Iran. Si pensava che proprio l’accordo di cessate il fuoco e, successivamente, l’accordo di pace – che comunque è in fase di negoziazione – potessero portare infine a un deprezzamento del dollaro ma non è stato così. Ciò si spiega, per il momento, principalmente con l’operato della Banca centrale americana.

Molti si aspettavano una Fed forse un po’ più accomodante, almeno nelle dichiarazioni

Con la prima riunione della banca centrale sotto la guida di Kevin Warsh, la Fed ha riportato l’attenzione sull’inflazione. Gli investitori si aspettano adesso circa due aumenti dei tassi nei prossimi mesi. Anche questo, quindi, contribuisce a sostenere il dollaro. E per quanto riguarda il tema dell’intelligenza artificiale, sappiamo che i Paesi che ne traggono vantaggio sono certamente Taiwan, la Corea del Sud, il Giappone, ma anche gli Stati Uniti. Pertanto, in termini di flussi di investimento, ciò è positivo anche per il biglietto verde.

La forza del dollaro e l’aumento davvero significativo dei tassi di interesse reali pesano sull’oro

Da parte nostra, abbiamo approfittato della correzione dell’oro per incrementare leggermente l’esposizione. Riteniamo che nel medio-lungo termine le prospettive per il metallo giallo siano ancora interessanti. Effettivamente, nel breve termine, sono presenti timori di svalutazione. Ancora una volta, si torna alla Banca centrale americana. Alla fine lascerà correre l’inflazione? Tornerà in primo piano la questione del debito? Si tratta di temi che al momento sono un po’ meno presenti, ma riteniamo che torneranno di attualità nel medio-breve termine. E, ancora una volta, a 4.000 dollari l’oncia, riteniamo che si tratti di livelli piuttosto interessanti per reinvestire in questo asset.