Ned Naylor-Leyland, investment manager del fondo Jupiter Gold & Silver

Oro e Hedge Fund

L’oro e l’argento in dollari hanno raggiunto nuovi massimi storici a gennaio, per poi ritracciare e registrare una performance negativa da inizio anno fino al 29 giugno. Tuttavia, riteniamo che i fondamentali di medio-lungo termine dei metalli monetari rimangano solidi e siamo disposti a mantenere un approccio paziente.

Ned Naylor-Leyland

Uno degli ambiti più interessanti oggi è quello delle società minerarie. Esse presentano valutazioni contenute rispetto ai livelli storici, una redditività in crescita e continuano a essere ampiamente trascurate dagli investitori, complice la forte concentrazione del mercato azionario sui titoli tecnologici.

Le valutazioni delle società minerarie da noi monitorate risultano modeste: le società argentifere trattano a un multiplo pari a 1,26 volte il proprio valore patrimoniale netto, mentre quelle aurifere a circa 0,7 volte. Si tratta di livelli inferiori rispetto al 2018.

Nel frattempo, la redditività è cresciuta grazie all’aumento del valore dei metalli estratti. A fine maggio il margine di free cash flow era pari al 52% per le società aurifere e al 35% per le argentifere, contro rispettivamente il 15% e il 14% del 2018. Questo incremento riflette il fatto che nel 2025 il prezzo dell’oro e dell’argento in dollari è cresciuto del 65% e del 148%, segnando la migliore performance annuale dal 1979.

Le valutazioni modeste delle società minerarie smentiscono la tesi secondo cui oro e argento abbiano già esaurito lo spazio di crescita. Negli ultimi due anni l’aumento dei prezzi è stato sostenuto soprattutto da investitori speculativi (inclusi gli hedge fund) che però, da marzo, hanno ridotto l’esposizione per spostarsi su altri mercati. Gli investitori long-only (fondi pensione, fondi comuni e wealth manager) rimangono invece sottopesati sui metalli monetari per inseguire il momentum del settore tecnologico, concentrandosi su produttori di chip, hyperscaler statunitensi (Alphabet, Meta, Microsoft, Amazon) e SpaceX.

Le performance eccezionali del settore tecnologico rendono difficile per gli investitori “abbandonare il gruppo”, pur sapendo che le valutazioni dei leader di mercato potrebbero essere eccessive. I mercati restano inoltre caratterizzati da incertezze legate alle tensioni geopolitiche, in particolare al conflitto in Medio Oriente, con prospettive sulle forniture energetiche globali e sull’inflazione difficili da prevedere.

Un fattore sempre più rilevante per i metalli è la crescita della domanda legata all’intelligenza artificiale. Gli hyperscaler hanno previsto ingenti piani di spesa: Amazon, Meta, Microsoft e Alphabet intendono incrementare gli investimenti nelle infrastrutture IA dai 410 miliardi di dollari dello scorso anno a 725 miliardi quest’anno, una cifra superiore al PIL previsto per il 2026 di Singapore o della Norvegia.

I data center richiedono energia, acqua e metalli (rame, alluminio e argento) per via delle loro proprietà di conduzione. Secondo il Silver Institute, dal 2021 la domanda di argento supera l’offerta e i consumi dei data center compenseranno la debolezza del settore fotovoltaico. Per incrementare le risorse, le società estrattive hanno avviato operazioni di fusione e acquisizione. La Cina ha introdotto restrizioni all’esportazione di argento, mentre gli Stati Uniti a novembre lo hanno inserito tra i minerali critici. La crescente domanda tecnologica richiederà maggiore capacità estrattiva; dopotutto, anche il metaverso ha bisogno del mondo fisico.

Le società minerarie restano attività rischiose e complesse. I conflitti geopolitici aumentano la volatilità, mentre l’evoluzione di tassi e inflazione rimane decisiva ma difficile da prevedere. Poiché oro e argento sono storicamente beni rifugio, diversificati e liquidi, manteniamo una visione paziente e costruttiva: sia i metalli preziosi sia le azioni minerarie possono svolgere un ruolo importante in portafogli ben diversificati.