Rinnovabili: nonostante la recente ripresa dei prezzi, le valutazioni nel settore rimangono interessanti su base storica. Hannes Loacker, gestore del fondo Raiffeisen SmartEnergy ESG Equity

 

Da un punto di vista dell’andamento borsistico durante il periodo che va dalla seconda metà del 2022 fino all’aprile del 2025 le energie rinnovabili hanno vissuto qualcosa di simile a un crollo. Infatti se andiamo ad osservare un importante benchmark di settore come il MSCI Global Alternative Index, espresso in Euro, scopriamo come si sia verificato un bear market di rara brutalità.

Le quotazioni sono infatti calati dai massimi relativi ai minimi del movimento per un ammontare intorno ai due terzi. Da allora però vi è stato un ritorno di fiamma, sintomatico di un maggiore livello di razionalità sui mercati. I corsi si sono infatti praticamente raddoppiati.

Parliamo di ritorno a un maggiore buon senso in quanto non è difficile comprendere le motivazioni dietro l’inversione. Interessanti infatti al riguardo sono le parole di Hannes Loacker, gestore del fondo Raiffeisen SmartEnergy ESG Equity:” una combinazione di tensioni geopolitiche, aumento dei costi legati ai danni climatici, miglioramento del contesto di mercato e crescita della domanda di elettricità trainata dall’intelligenza artificiale sta aprendo interessanti opportunità di investimento per gli investitori”.

In pratica l’intenso bear market dell’ultimo lustro era stato causato da una combinazione fatta di tassi di interesse elevati (fattore particolarmente nefasto per un comparto ad elevata duration) e problemi specifici nelle catene di approvvigionamento. Da allora però gli investitori hanno ricominciato a focalizzarsi sui fondamentali di lungo periodo: un quadro geo-politico disastroso (soprattutto per l’Europa), gli effetti del cambiamento climatico e la crescita apparentemente infinita dei data center, delle autentiche idrovore energetiche.

Il disastro di Hormuz e la conseguente, sorprendente, tenuta della Cina hanno poi fornito un’ulteriore conferma della necessità di evolversi rispetto ai modelli di consumo energetico del passato. Notoriamente la seconda economia del Mondo ha investito enormemente in un’elettrificazione sempre di più basata sulle rinnovabili, facendo sì che oggi sia meno alla mercé del caos internazionale.

Purtroppo da questo punto di vista l’UE appare ancora piuttosto indietro, sempre secondo Loacker:” La dipendenza dell’Europa dalle importazioni di combustibili fossili rimane strutturalmente elevata. Una quota significativa di petrolio, gas e carbone deve essere importata da paesi terzi, il che rende le economie dell’UE vulnerabili agli shock dei prezzi e agli sconvolgimenti geopolitici”.

Ciò crea dall’altra parte driver di sostegno alle aziende del comparto decisamente imponenti. Si tratta peraltro di un insieme di gruppi che presentano tuttora multipli insolitamente contenuti, interessante al riguardo l’analisi del gestore austriaco:”

Molte aziende nei settori dell’energia solare, eolica, delle infrastrutture di rete e delle tecnologie di accumulo continuano a essere quotate ben al di sotto delle loro medie pluriennali, pur beneficiando al contempo di un miglioramento del portafoglio ordini e di una crescente domanda da parte degli utenti finali”.