L’ultima escalation geopolitica ha ricordato agli investitori obbligazionari che i rischi geopolitici possono rapidamente rientrare nelle valutazioni di mercato. Dario Messi, Head Fixed Income Research, Julius Baer

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Sebbene nelle ultime settimane i mercati avessero progressivamente guardato oltre le oscillazioni dei prezzi dell’energia, gli ultimi sviluppi hanno spinto i rendimenti al rialzo. Poiché l’orientamento restrittivo delle banche centrali è già ampiamente riflesso nei rendimenti e i mercati sono sempre più abituati al continuo alternarsi di escalation e negoziati sul fronte geopolitico, manteniamo una posizione di sovrappeso sulla duration, in particolare nei mercati in euro.

L’ultima riaccensione delle tensioni geopolitiche ha rappresentato un promemoria indesiderato di quanto i mercati obbligazionari possano essere sensibili a questi sviluppi, almeno nella reazione iniziale. Nelle ultime settimane gli investitori obbligazionari avevano progressivamente guardato oltre le variazioni del prezzo del petrolio, concentrandosi maggiormente sulle prospettive di crescita economica e del mercato del lavoro.

L’ultima escalation, tuttavia, ha riportato rapidamente in primo piano i rischi geopolitici, inducendo i mercati a rivalutare le possibili implicazioni per l’inflazione e i costi energetici. I mercati obbligazionari europei sono stati quelli che hanno risentito maggiormente dell’impatto. I tassi in euro e sterline hanno nuovamente seguito l’andamento tipico osservato nei periodi di aumento dei prezzi dell’energia, anche se parte del movimento ha riflesso un adeguamento al rialzo dei rendimenti dei Treasury statunitensi registrato nella tarda giornata precedente.

Il rendimento del Bund decennale, che aveva raggiunto un picco vicino al 3,2% a metà maggio prima di scendere intorno al 2,85%, ha ora recuperato oltre la metà di quel calo, tornando sopra la soglia del 3%. Nonostante la reazione del mercato, non vediamo motivi per modificare la nostra strategia sull’obbligazionario. Gli episodi di escalation e de-escalation sono diventati una caratteristica ricorrente del contesto geopolitico e i mercati hanno ripetutamente dimostrato la tendenza a invertire le reazioni iniziali con l’evolversi dei negoziati.

Allo stesso tempo, riteniamo che gli attuali livelli dei rendimenti riflettano anche un mercato del lavoro statunitense più resiliente, mentre l’orientamento restrittivo delle principali banche centrali è ormai pienamente incorporato nelle aspettative degli investitori. Di conseguenza, a nostro avviso, le motivazioni a favore di una posizione di sovrappeso sulla duration restano valide e risultano persino più convincenti nei mercati in euro. Per i portafogli obbligazionari che sono rimasti sottopesati sulla duration, l’attuale rialzo dei rendimenti potrebbe offrire un’interessante opportunità per aumentare l’esposizione a livelli di ingresso più vantaggiosi nei prossimi giorni.