Trimestrali Usa: la stagione entra nel vivo. Il movimento di riposizionamento del mercato azionario rimane complesso e determina maggiore volatilità e dispersione. Luca Simoncelli, Investment Strategist di Invesco

Un messaggio di forza del contesto economico potrebbe arrivare dalla pubblicazione del dato sulle vendite al dettaglio che, nonostante un mercato del lavoro stagnante, appare in grado di confermare la resilienza dei consumi in America.
Le trimestrali aziendali entrano nel vivo con i grandi gruppi bancari americani. Qualità del credito ed impulso positivo sui consumi saranno variabili da monitorare che dovrebbero essere accompagnate da condizioni favorevoli nelle operazioni di trading e sui mercati dei capitali con IPO e nuove emissioni sempre più importanti.
La geopolitica porta ulteriore fluidità alle dinamiche di mercato, ma appare prematuro intraprendere un posizionamento difensivo anche alla luce di un rischio di tassi nominali più alti, proprio perché attività economica e ciclo di espansione di utili ed investimenti aziendali rimangono in una posizione di forza.
Le posizioni sul fattore “momentum” del mercato si stanno ripulendo degli elementi più speculativi, l’entità dei movimenti giornalieri del titolo Samsung nei giorni successivi la pubblicazione di risultati in fortissima crescita è emblematica. Si conferma un contesto fondamentale più solido in cui gli investimenti in tecnologia sembrano sempre più strutturali e dove l’allargamento del mercato su altri settori ciclici ed industriali può continuare a svilupparsi anche in Europa ed Asia.
L’escalation delle tensioni geopolitiche genera volatilità sul prezzo del petrolio, sui mercati vediamo il riprezzarsi dei rischi di duration con il riemergere di posizioni legate al rischio inflazione come l’irripidirsi delle curve dei tassi, il rialzo dei livelli di break-even sulle obbligazioni indicizzate ed un ritorno di fiamma per il settore energetico. Lo scenario base sembra ancora uno in cui né Stati Uniti né Iran abbiano incentivo al confronto frontale, ma dove l’equilibrio in Libano, Hormuz o sul nucleare richiedono negoziazioni lunghe e complesse.

