Economia che non si spezza. Prudenza, flessibilità e diversificazione sono i tre fattori che dovrebbero guidare le decisioni d’investimento nei prossimi mesi. Enzo Corsello, country head per l’Italia di AllianzGI

Il country head per l’Italia ha illustrato, in un recente incontro con la stampa, i sei temi guida per il mercato nei prossimi mesi.
Il grande ribilanciamento
“Stiamo vivendo una fase di un riassetto politico-economico che mette sotto pressione il modello di crescita basato su Stati Uniti d’America che sovraconsumano e la Cina che sovraproduce” e ciò fa sì, secondo Corsello, che non solo l’incertezza aumenti, ma soffino anche “venti contrari strutturali alla dinamica economica nella quale abbiamo vissuto negli ultimi 20 anni”.
La resilienza del ciclo economico
Per l’asset manager tedesco, nonostante la crisi energetica causata dalla guerra nel Golfo, la crescita economica ha sostanzialmente tenuto e la prova tangibile viene dal mercato del lavoro, che non ha mostrato segnali di particolare debolezza. Tuttavia, le minacce e la pressione sulla crescita e sull’inflazione rimangono, tanto che le attese sono per un’espansione economica sotto potenziale con divergenze a livello regionale: gli Usa dovrebbero crescere intorno al livello di trend del 2,5%, grazie agli investimenti in Ai, mentre per l’Europa le attese sono tra lo 0,4-0,6% in un contesto che potrebbe essere definito para-deflazionistico. In sintesi, l’attuale scenario di mercato “si piega ma non si spezza”, dove la resilienza c’è, ma viene messa sempre più alla prova.
La persistenza dell’’inflazione
L’aumento dei prezzi al consumo è atteso “persistente, disomogeneo e volatile”. Le aspettative sono di “un’inflazione sopra il target delle Banche Centrali, con rischi di nuovi shock di offerta e scenari di tipo stagflativo”, seppure con dinamiche diverse tra le varie economie in funzione della dipendenza energetica e dalle importazioni petrolifere.
La politica monetaria diventa restrittiva
Le banche centrali hanno virato le proprie politiche monetarie e stanno intraprendendo una svolta restrittiva, sempre meno in modo coordinato e addirittura talvolta divergente, con spazi sempre più ridotti per ignorare gli shock inflazionistici di natura geopolitica. Per esempio, la forte dipendenza dell’Europa e dell’Asia dall’importazione di energia rende le regioni più vulnerabili alle variazioni del prezzo dei combustibili fossili quali benzina, gasolio e cherosene. Tuttavia, ha ricordato il country head: “Non va dimenticato il più contenuto impatto della crisi energetica sull’economia mondiale che è diventata meno sensibile a simili eventi. La Fed di St Louis ha calcolato che nel 1973 per generare 1000 dollari di Pil era necessario 1,1 barile di petrolio, adesso ne occorrono solo 0,48”
Minore slancio della politica fiscale
“La politica fiscale rimane moderatamente espansiva, con i principali paesi che continuano a fare ricorso alla leva fiscale, seppur in maniera eterogenea tra le diverse aree geografiche. Tale orientamento appare tuttavia vulnerabile, in quanto esposto ai crescenti rischi legati alla sostenibilità del debito pubblico”
Rischi macro economici elevati
La geopolitica continua ad aleggiare sui mercati, con diverse intensità, alimentando rischi macro economici in alcuni canali di trasmissione: prezzo del petrolio, catene di approvvigionamento e condizioni finanziarie. Rimane l’incertezza legata alla durata del conflitto in Medio Oriente e a shock conseguenti, con possibili effetti non lineari su inflazione, tassi, stabilità finanziaria e crescita. Sino a ora, questi rischi sono stati compensati dagli utili aziendali che hanno costantemente battuto le stime degli analisti.
Tuttavia, le attese sono così elevate che, sempre secondo Corsello, “diventa difficile sorprendere continuamente al rialzo. Il livello di capex legato all’Ai è pari al 5,5% del Pil americano, superiore a quello del periodo dot.com, tutto nel settore hardware.
Le differenze da allora sono notevoli, perché attualmente le aziende tecnologiche generano utili. Tuttavia, lo sforzo è così ingente che il corporate America può perdere quella caratteristica che gli ha permesso di remunerare il capitale investito a livelli elevati per tutti questi anni: avere adottato un modello “capital- light””.
Duration contenuta sui mercati obbligazionari
In questo contesto, sui mercati obbligazionari la volatilità rimane elevata per le incertezze geopolitiche e le conseguenze che ne derivano. La fine del cessate il fuoco nel Golfo ha visto un riposizionamento degli investitori sulle aspettative di misure monetarie da parte delle maggiori banche centrali.
Se si guarda al mercato europeo, con l’annuncio della tregua il mercato prezzava un aumento dei tassi da parte della Bce nell’ottobre 2027. Oggi, sono attesi due rialzi: il primo a settembre-ottobre, il secondo ad aprile 2027. La stessa tendenza si è registrata sul mercato americano dove si è passati dallo scontare un rialzo nella seconda parte del 2027, a un aumento intorno all’autunno 2026 e un altro nella prima parte del prossimo anno.
A tutto ciò si aggiunge una Fed che, come annunciato dal suo presidente, cambierà il modo di comunicare al mercato, abolendo la forward guidance e rivedendo la pubblicazione del dot-plot. Ciò potrebbe tradursi in un aumento del term premium”, ha commentato Massimiliano Maxia, fixed income product specialist presso l’asset manager tedesco. In termini di posizionamento, queste considerazioni si traducono in una preferenza per le scadenze brevi della curva obbligazionaria, per i rischi di inflazione e il deterioramento dei conti pubblici.
La strategia è puntare al rendimento cedolare, in particolare nelle obbligazioni societarie Ig, ma anche nel debito emergenti e in alcune parti dell’Hy. In un’ottica di diversificazione del portafoglio, Maxia ha parlato di aggiungere una componente di titoli a tasso variabile che sono meno volatili e non hanno il rischio duration.
Un acronimo per riassumere una strategia
Più in generale, ha ricordato Enzo Corsello, è fondamentale introdurre diversificazione all’interno dei portafogli. A fare da guida a questa strategia è stato creato un nuovo acronimo: Bice, dove “B” sta per un’esposizione ai bond improntata alla cautela, “I” è riferito all’esposizione azionaria che deve essere internazionale, privilegiando Europa, Cina, America Latina ed Europa Orientale. La lettera “C” indica le materie prime, sia i metalli preziosi (con l’asset manager tedesco che si attende l’oro recuperi il ruolo di diversificatore), sia i metalli industriali. Infine, con “E” si indica un’esposizione al settore energetico per fare fronte alla carenza di energia elettrica attraverso la realizzazione di impianti e infrastrutture.

