Tiffany Wilding, economista di PIMCO

L’inflazione CPI di giugno, sia nella componente headline sia in quella core, ha sorpreso al ribasso. L’indice generale dei prezzi al consumo è diminuito dello 0,4% su base mensile, portando il tasso annuo al 3,5%, grazie a un calo di circa il 10% dei prezzi dell’energia e a un’inflazione core più debole del previsto. Su base mensile, il CPI core è rimasto invariato.
Che cosa significa? Al di là della flessione dell’inflazione headline trainata dall’energia, i dettagli del rapporto sono particolarmente incoraggianti. Sia l’inflazione dei beni sia quella dei servizi hanno mostrato un rallentamento, segnalando una moderazione diffusa e non limitata a poche categorie particolarmente volatili. Il continuo raffreddamento dell’inflazione nel comparto dell’abitazione (shelter) resta coerente con fondamentali più deboli del mercato immobiliare residenziale e rafforza la nostra previsione secondo cui la componente shelter dell’inflazione finirà per stabilizzarsi su livelli inferiori rispetto al periodo precedente alla pandemia.
Più in generale, il rapporto conferma le nostre previsioni di lunga data, secondo cui l’inflazione continuerà a moderarsi nella seconda parte dell’anno, man mano che verranno meno diversi fattori temporanei che negli ultimi dodici mesi hanno sostenuto la crescita dei prezzi.

Le evidenze di un trasferimento ai prezzi finali dei maggiori costi legati all’intelligenza artificiale restano contrastanti. Le categorie nelle quali ci si sarebbe potuti attendere pressioni derivanti dagli elevati prezzi delle memorie e dei semiconduttori hanno infatti registrato andamenti divergenti. I prezzi di telefoni cellulari e computer hanno mostrato dinamiche contenute. Al contrario, la categoria software, che comprende prodotti come le chiavette USB, è rimasta sostenuta, con un aumento del 2,3% su base mensile.
Il dato evidenzia una distinzione importante: le pressioni di prezzo riconducibili all’AI restano concentrate in un numero limitato di comparti tecnologici, anziché estendersi a un’inflazione più generalizzata. In vista della prossima pubblicazione dell’indice PCE, l’inflazione del comparto software continuerà a fornire un contributo maggiore al PCE rispetto al CPI, in virtù del suo peso più elevato nell’indice. Tuttavia, le revisioni metodologiche del Bureau of Economic Analysis (BEA), previste entro la fine dell’anno, dovrebbero ridurre sensibilmente il contributo inflazionistico di questa categoria.
Anche l’inflazione dei servizi legati ai viaggi ha mostrato nel complesso un rallentamento, beneficiando della diminuzione dei costi energetici. Le tariffe aeree sono rimaste invariate dopo i forti rincari registrati all’inizio dell’anno (+25%), legati all’aumento dei prezzi del carburante. Prevediamo un’ulteriore moderazione, a condizione che le quotazioni del petrolio non tornino sui massimi raggiunti in relazione al conflitto in Iran. Una significativa eccezione è rappresentata dai prezzi dei biglietti per eventi, sui quali la domanda legata ai Mondiali sembra aver esercitato una pressione al rialzo. Nel complesso, tuttavia, il quadro dei servizi turistici continua a indicare un processo di disinflazione.
Che cosa aspettarsi? Un dato CPI inferiore alle attese rappresenta un importante sollievo. Sebbene l’ultimo rapporto non elimini del tutto il dibattito su un possibile ulteriore irrigidimento della politica monetaria, dovrebbe di fatto escludere l’ipotesi di un rialzo dei tassi nella riunione di luglio. I dati rafforzano la fiducia nel fatto che l’inflazione stia evolvendo nella direzione auspicata e sostengono la possibilità per la Federal Reserve di mantenere un approccio paziente. È improbabile che i banchieri centrali attribuiscano un peso eccessivo a una singola rilevazione del CPI, ma la combinazione di un’inflazione più contenuta nei beni, della continua disinflazione della componente shelter e della moderazione nei servizi legati ai viaggi riduce i timori che la recente forza del PCE potesse segnalare un rinnovato problema di inflazione.

