Robert Tipp, chief investment strategist, fixed income e head of global bonds di PGIM

Ancora una volta, la geopolitica è tornata alla ribalta, creando un vortice di possibilità per le economie mondiali e provocando forti scosse sui mercati.
Il dramma che si sta consumando in Medio Oriente sta spingendo al rialzo i prezzi dell’energia, aggravando quello che ormai è un problema diffuso di inflazione pericolosamente superiore all’obiettivo.

Come conseguenza del contesto macroeconomico, gli operatori di mercato si sono affrettati a scontare rialzi dei tassi da parte delle banche centrali, spingendo le curve dei rendimenti al rialzo e appiattendole. I titoli azionari e i prodotti di credito si sono comunque dimostrati resilienti: le azioni hanno toccato nuovi massimi, mentre, analogamente, gli spread creditizi si sono quasi ripresi dall’ampliamento registrato a marzo, riportandosi verso i minimi storici.
Il credito e la crisi
È piuttosto sorprendente che, dopo un iniziale ampliamento in risposta allo scoppio della guerra, gli spread creditizi si siano quasi completamente ripresi e che i titoli azionari abbiano registrato un rialzo raggiungendo nuovi massimi. I mercati sono troppo ottimisti e sottovalutano i rischi, oppure c’è un messaggio da cogliere nel solido andamento delle contrattazioni registrato finora?
Se si considera il quadro generale, i periodi di avversione al rischio verificatisi dall’inizio della pandemia di COVID — l’ampliamento degli spread in risposta agli aumenti dei tassi del 2022 e al conflitto tra Russia e Ucraina, il crollo della Silicon Valley Bank nel 2023, gli sviluppi in materia di dazi del 2025 — sono stati progressivamente più contenuti, con ogni crisi successiva che ha avuto un impatto negativo sul mercato inferiore rispetto alla precedente.
La nostra ipotesi di base è che, all’indomani della pandemia di COVID, i fondamentali del credito non solo siano solidi, ma anche abbastanza resistenti agli shock. Man mano che gli investitori si rendono conto di questo fatto, ogni evento successivo registra una fase di risk-off più breve e meno marcata, seguita da una ripresa più rapida, il che aumenta la possibilità che i mercati del credito possano superare la crisi in corso in Medio Oriente relativamente indenni.
Wait and See
Se il conflitto tra Russia e Ucraina è un indicatore di come si svolgono le guerre moderne, potremmo trovarci di fronte a un lungo periodo di incertezza riguardo al conflitto in Medio Oriente, nonché all’economia e ai mercati, con conseguenti rischi significativi sia al rialzo che al ribasso per le nostre prospettive.
I rendimenti nella “zona strategica di acquisto”
Come avevamo osservato alla fine del 2022 — quando i rendimenti sono tornati per la prima volta al loro intervallo attuale, più elevato ma storicamente normale — nel lungo periodo il rendimento è, in un certo senso, il destino. A questo proposito, il conflitto in Medio Oriente ha, a nostro avviso, spinto i rendimenti verso livelli interessanti.
Pertanto, sebbene sia difficile stabilire quando avremo superato il picco dell’attuale crisi in termini di rendimenti e volatilità, siamo cautamente ottimisti sul fatto che la maggior parte dell’aumento dei tassi sia ormai alle nostre spalle. In tale scenario, il mercato è ben posizionato, grazie agli attuali livelli di rendimento, per offrire rendimenti solidi negli anni a venire.

