Una nuova narrative sis ta imponendo nel mercato delle commodities. L’analisi di Marco Mencini, Head of Research, Plenisfer Investments SGR

Se negli ultimi anni la questione principale era quanto petrolio potesse venire improvvisamente a mancare, in questo contesto diviene sempre più rilevante capire quanto petrolio potrà invece tornare sul mercato. La capacità inutilizzata degli Emirati Arabi Uniti, il possibile incremento delle esportazioni iraniane e, nel medio termine, il graduale recupero della produzione venezuelana delineano uno scenario nel quale l’offerta potrebbe crescere più rapidamente di quanto il consenso si aspetti.
Questo non implica necessariamente un mercato strutturalmente ribassista. Significa però che la volatilità potrebbe ridursi nel tempo, perché il prezzo tornerebbe a riflettere prevalentemente i fondamentali piuttosto che gli scenari estremi associati alle tensioni geopolitiche.
Il cambiamento riguarda anche le strategie delle grandi compagnie energetiche. Negli ultimi anni molte società hanno privilegiato la disciplina finanziaria e la remunerazione degli azionisti rispetto allo sviluppo di nuova capacità industriale, nella convinzione che la transizione energetica avrebbe sempre più ridotto il fabbisogno di combustibili fossili. Oggi questa prospettiva appare meno lineare. La crescente attenzione alla sicurezza energetica e alla solidità delle catene di approvvigionamento sta riportando gli investimenti upstream al centro delle strategie industriali. Dopo il forte ridimensionamento seguito al crollo dei prezzi del 2014-2015 e alla pandemia, gli investimenti nello sviluppo di nuova capacità estrattiva stanno tornando a crescere, ma rimangono inferiori ai livelli necessari per sostenere un significativo aumento dell’offerta nel lungo periodo, soprattutto al di fuori del Medio Oriente.
Il petrolio diventa così il primo esempio di un cambiamento nel ciclo delle commodity destinato a estendersi ben oltre il settore energetico: il vero fattore limitante non è più la disponibilità della risorsa, ma la propensione a investire lungo l’intera filiera produttiva.
Il prossimo ciclo sarà guidato dagli investimenti
Le commodity hanno sempre accompagnato le grandi trasformazioni economiche. Nel nuovo contesto, tuttavia, il loro ruolo sta cambiando. Se negli ultimi anni il mercato ha concentrato l’attenzione soprattutto sugli shock geopolitici e sulle oscillazioni della domanda, il prossimo ciclo potrebbe essere determinato da un fattore diverso: la capacità di investire abbastanza rapidamente da sostenere una crescita sempre più energivora e infrastrutturale.
Per gli investitori questo implica un cambiamento di prospettiva. Più che cercare di anticipare i movimenti di breve periodo dei prezzi, sarà sempre più importante comprendere quali settori e quali imprese saranno chiamati a ricostruire quella capacità estrattiva che il sistema economico richiede. Il valore potrebbe spostarsi dall’accesso alle risorse alla capacità di svilupparle, premiando quei modelli di business in grado di coniugare competenze industriali, disciplina finanziaria e capacità di esecuzione.
Più che un nuovo superciclo delle commodity, il prossimo ciclo sarà un ciclo di investimenti industriali. Per molti anni gli investitori si sono chiesti quali commodity sarebbero diventate obsolete nell’economia digitale. Oggi la questione appare ribaltata: quali materie prime saranno indispensabili per renderla possibile? È probabilmente questo l’interrogativo che guiderà il prossimo ciclo degli investimenti.

