Europa: si procede con una silenziosa convergenza. Pur rimanendo un’area a bassa crescita, l’Eurozona sta beneficiando di una crescente convergenza economica che ne rafforza la stabilità e la tenuta dell’unione monetaria. Nicola Mai, Economista e Analista del Credito Sovrano di PIMCO e Konstantin Veit, Portfolio Manager, European Rates di PIMCO

La crescita resta il punto debole dell’Eurozona. Il problema della crescita dell’area euro è ampiamente noto. Un aspetto meno evidenziato, però, è quanto l’Eurozona sia diventata più stabile. Se si guarda esclusivamente all’interno dell’area euro, molte delle divergenze economiche che hanno caratterizzato i primi due decenni dell’unione monetaria si sono ridotte e oggi si osserva una crescente convergenza sotto diversi aspetti. Il risultato è un’unione monetaria che continua a crescere poco, ma che appare sempre meno esposta al rischio di disgregazione.
Questa convergenza si è manifestata principalmente in tre ambiti.
- Nel decennio precedente alla pandemia, i Paesi del Nord Europa registravano sistematicamente performance economiche superiori rispetto a quelli del Sud. Oggi questa dinamica si è invertita. Le economie periferiche un tempo considerate più fragili – Portogallo, Italia, Grecia e Spagna – hanno registrato negli ultimi anni una crescita nettamente superiore a quella della Germania. I livelli di PIL hanno così iniziato a convergere, riducendo uno degli squilibri più evidenti all’interno dell’unione monetaria.
- Politica fiscale.La Germania ha avviato una significativa espansione fiscale e, per la prima volta in quasi vent’anni, registra un deficit pubblico più ampio rispetto a Italia e Spagna. Il rapporto debito/PIL tedesco è in aumento e, se le tendenze attuali dovessero proseguire, potrebbe superare quello spagnolo nel prossimo decennio. Restano motivo di preoccupazione le dinamiche del debito di Francia e Belgio, ma nella maggior parte dell’Eurozona i conti pubblici appaiono sostenibili nell’attuale quadro di politiche economiche.
- Squilibri esterni.La Germania continua a registrare un surplus delle partite correnti, ma di dimensioni pari a circa la metà rispetto a dieci anni fa. Ancora più significativo è il fatto che Spagna e Italia non presentano più disavanzi strutturali delle partite correnti.
Un’architettura istituzionale più solida
Questa convergenza è anche il risultato delle scelte di politica economica. Il programma Next Generation EU (NGEU), varato durante la pandemia, ha creato un precedente importante in materia di sostegno fiscale comune nei periodi di crisi. Sebbene il programma si concluda quest’anno, gli effetti della spesa dei fondi si protrarranno probabilmente anche nel prossimo. Inoltre, i decisori europei sembrano sempre più favorevoli al ricorso a emissioni comuni di debito per finanziare altre priorità, come la difesa e gli investimenti strategici.
Nel frattempo, il mercato obbligazionario EU è cresciuto rapidamente ed è oggi uno dei più grandi al mondo. Non ci aspettiamo l’introduzione di veri e propri eurobond, che implicherebbero una responsabilità condivisa degli Stati membri sui rispettivi debiti. Tuttavia, anche in assenza di una piena mutualizzazione, l’attuale quadro istituzionale riflette una maggiore disponibilità alla condivisione dei rischi e rafforza la percezione di coesione all’interno dell’Unione.
I rischi non sono scomparsi
Pur rappresentando un’evoluzione positiva, questa convergenza non elimina tutti i rischi, poiché l’Eurozona è ancora lontana dall’essere un’area valutaria ottimale. Gli Stati membri continuano a presentare profonde differenze politiche e strutturali. La mobilità del lavoro tra i Paesi resta molto inferiore rispetto a quella esistente tra gli Stati degli Stati Uniti e le decisioni in materia fiscale e di spesa pubblica rimangono prevalentemente di competenza nazionale. Inoltre, parte della migliore performance registrata dalle economie periferiche negli ultimi anni è legata agli investimenti finanziati dal programma NGEU, i cui effetti sono destinati ad attenuarsi a partire dal 2028.

