Yen: un recupero della valuta nipponica sembra essere più legato alla capacità di frenare i deflussi di capitale che alla dinamica dei tassi d’interesse. Dws

 

Dal picco raggiunto a metà degli anni Novanta, il corrispondente indice della Bank for International Settlements è sceso da quasi 200 a circa 66. In termini reali, lo yen ha quindi perso circa due terzi del proprio valore. A nostro avviso, la straordinaria debolezza dello yen riguarda qualcosa di molto più ampio rispetto agli attuali differenziali dei tassi di interesse.

 

Questa dinamica viene spesso spiegata principalmente con la politica monetaria. È vero che la Bank of Japan è stata pioniera nell’adozione dei tassi di interesse a zero, del quantitative easing, dei tassi negativi e successivamente del controllo della curva dei rendimenti. Di conseguenza, lo yen è diventato la valuta di finanziamento preferita dagli investitori internazionali. Il forte rialzo dei tassi di interesse negli Stati Uniti e in Europa dalla pandemia in poi non ha fatto che rafforzare questa tendenza.

 

Tuttavia, la vera costante degli ultimi tre decenni sono stati i flussi di capitale. Dopo il collasso della bolla dei prezzi degli asset in Giappone all’inizio degli anni Novanta, molte aziende hanno trasferito produzione e investimenti all’estero. Allo stesso tempo, la debole crescita economica, la bassa inflazione e le limitate opportunità di rendimento sul mercato interno hanno spinto compagnie assicurative, fondi pensione e altri investitori a collocare all’estero una quota sempre maggiore dei propri attivi.

 

Di conseguenza, il Giappone si è trasformato in uno dei maggiori esportatori di capitale al mondo. Oggi il paese possiede un ingente stock di attività estere e genera una quota significativa del proprio reddito da investimenti oltreoceano. Gran parte di tale reddito, tuttavia, viene reinvestita all’estero anziché essere riconvertita in yen. Inoltre, le famiglie giapponesi hanno progressivamente ampliato i propri investimenti al di fuori del paese.

 

“La domanda chiave per lo yen è se il reddito generato all’estero finisca per rifluire verso il Giappone oppure resti investito oltreoceano. È esattamente in questo punto che il modello economico giapponese ha subito una trasformazione radicale nel corso degli ultimi decenni”, afferma Xueming Song, FX Strategist di DWS.

 

Questo rende particolarmente interessanti gli ultimi segnali provenienti da Tokyo. Incoraggiando i fondi pensione e le compagnie assicurative a investire maggiormente in patria, il governo sta affrontando non solo i sintomi di una valuta debole, ma anche una delle sue possibili cause: i persistenti deflussi strutturali di capitale.

 

La domanda chiave per i prossimi anni non è semplicemente quale direzione prenderanno i tassi di interesse. Più importante sarà stabilire se il Giappone possa tornare a essere sufficientemente attrattivo da trattenere in patria una quota maggiore del proprio capitale. Questo, a nostro avviso, renderebbe più plausibile un recupero duraturo dello yen reale.