Fed: i mercati bocciano la linea attendista di Warsh. Il commento a cura di Donatella Principe, Head of Global Strategy di Intermonte

La riunione del Federal Open Market Committee (FOMC) di luglio ha visto la Fed mantenere i tassi invariati nel range 3,50%-3,75%, come da attese, sebbene prima del meeting il mercato prezzasse una probabilità di un rialzo da 25 punti base del 30%.
L’incertezza si è riflessa anche nell’orientamento del board: 9 membri favorevoli a tassi fermi, 3 favorevoli a un rialzo, con il presidente Kevin Warsh che ha definito la riunione un “family fight”, minimizzando le divergenze.
Durante la conferenza stampa post-meeting, Warsh ha ribadito che il benchmark verso cui riportare l’inflazione resta categoricamente il 2%, sottolineando come il dato favorevole del CPI di giugno non sia sufficiente a delineare un trend ribassista consolidato. Ciononostante, il presidente non ha fornito segnali chiari di una volontà di alzare i tassi nel breve termine, né ha definito strumenti precisi per far fronte al problema.
Proprio per questo, i mercati hanno bocciato l’esito del meeting: il CPI resta sopra il target del 2% da oltre cinque anni e la Fed è in pausa da cinque riunioni consecutive, mentre il Treasury trentennale ha sfondato la soglia del 5,2%, il massimo dal 2007, con chiusura negativa dei mercati azionari.
La probabilità di un rialzo dei tassi a settembre è crollata dal 100% al 66%, mentre il primo incremento risulta pienamente prezzato a ottobre. Tra i temi affrontati, Warsh ha rivendicato l’importanza della scelta di eliminare la forward guidance, una decisione introdotta con il suo insediamento alla presidenza. Ha inoltre ribadito il ruolo cruciale degli investimenti nei temi legati all’intelligenza artificiale per la crescita dell’economia statunitense.

