Lars Conrad, Portfolio Director fixed income di Flossbach von Storch

La nuova escalation del conflitto in Medio Oriente ha avuto un impatto notevole sui mercati finanziari. Il forte rialzo dei prezzi del petrolio ha riacceso i timori d’inflazione, spingendo al rialzo le aspettative sui tassi di interesse sono, mentre i titoli obbligazionari sono stati soggetti a vendite e i rendimenti sono tornati a salire.

In particolare, i rendimenti dei titoli governativi sono saliti su entrambe le sponde dell’Atlantico, con lo spread tra Treasury statunitensi e Bund tedeschi che è tornato ad allargarsi.

Rendimenti obbligazionari in salita

Per i governi, rendimenti più elevati sono sinonimo di costi crescenti che, in ultima analisi, dovranno essere coperti. A nostro avviso, nell’Eurozona ci stiamo gradualmente avvicinando a livelli di riflessività. Il margine di manovra fiscale si sta riducendo e i tassi di interesse più alti stanno frenando una crescita economica già di per sé debole. Un aumento prolungato dei rendimenti potrebbe scatenare una serie di conseguenze negative: i debitori potrebbero essere percepiti come meno solvibili e trovarsi a pagare premi di rischio più elevati, mentre il calo dei prezzi delle obbligazioni potrebbe destabilizzare i mercati. Le banche centrali sono, naturalmente, perfettamente consapevoli di questi rischi.

BCE e FED: scenari a confronto e prospettive sui rendimenti

Per quanto riguarda la Banca centrale europea, non ci aspettiamo l’avvio di un ciclo aggressivo di stretta monetaria: dopo il modesto rialzo di giugno e la pausa nella riunione del 23 luglio, i mercati stanno ora scontando con una probabilità del 90% un aumento dei tassi a settembre, stimando un rialzo complessivo di oltre 40 punti base entro fine anno.

A nostro avviso, tuttavia, tali attese appaiono sovrastimate e non strettamente necessarie per contrastare l’inflazione. Un simile intervento non sarebbe peraltro utile per contrastare l’inflazione, dato che i rendimenti reali nell’Eurozona hanno già registrato un incremento significativo.

Negli Stati Uniti la situazione appare differente: i recenti sviluppi hanno determinato un marcato aumento dei rendimenti reali statunitensi, sostenuto principalmente dalla resilienza dell’economia americana e dalla solidità del mercato del lavoro. Contestualmente, le aspettative d’inflazione si sono leggermente attenuate. Da ultimo, il nuovo presidente della Federal Reserve, Kevin Warsh, mantiene un tono più «hawkish».

 

Titoli di Stato, impatto del settore tech ed equilibrio di mercato

Il recente aumento dei rendimenti si è concentrato principalmente sui titoli di Stato, mentre gli spread delle obbligazioni societarie hanno registrato variazioni contenute nelle diverse categorie di rating. In altri termini, pur non trattandosi di una fuga verso i beni rifugio, si sono tuttavia osservati alcuni movimenti in determinati segmenti, in particolare in quello delle scadenze a lungo termine.

Un esempio concreto di queste dinamiche riguarda l’impatto dell’intelligenza artificiale sul mercato obbligazionario: i principali hyperscaler stanno investendo centinaia di miliardi di dollari, in gran parte finanziati tramite l’emissione di bond. A fronte di tale imponente spesa in conto capitale (capex), gli investitori hanno manifestato crescenti timori legati a un potenziale eccesso di offerta. In fin dei conti, il mercato obbligazionario è un mercato: domanda e offerta devono essere in equilibrio; altrimenti, i prezzi scendono. Ciò può tuttavia creare interessanti opportunità per chi adotta una gestione attiva.

Come posizionarsi nell’attuale scenario

Riteniamo che il quadro attuale sia promettente. I rendimenti attuali sono tornati a salire in termini reali, offrendo non solo ritorni interessanti, ma anche un maggior margine di protezione qualora sui mercati dovesse riemergere la volatilità. Ciò vale in particolare per le obbligazioni di alta qualità, dove è oggi possibile ottenere rendimenti interessanti senza dover scendere a compromessi sulla qualità del credito.

Qualora i tassi d’interesse dovessero risalire ulteriormente, riteniamo che ci si avvicinerebbe gradualmente a livelli di riflessività, in particolare nei Paesi core dell’Eurozona. In questo contesto, una gestione attiva del portafoglio rimane fondamentale. È opportuno evitare di concentrare il rischio su un unico titolo, diversificando invece in modo oculato per rating, scadenze, regioni, aree valutarie e singoli emittenti. Questo permetterà di cogliere le opportunità generate dalle recenti oscillazioni di mercato.