Prudenza sugli asset di rischio e cautela sulla duration dei bond. Thomas Hempell, Head of Macro & Market Research di Generali Investments

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La crescita solida e la buona tenuta degli utili dovrebbero continuare a sostenere gli asset rischiosi, ma le preoccupazioni ricorrenti legate a semiconduttori e petrolio, ovvero i dubbi sul boom dell’intelligenza artificiale e sul conflitto con l’Iran, renderanno il percorso più accidentato nei mercati estivi caratterizzati da una liquidità ridotta.

Il cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran è venuto meno, provocando un rialzo dei prezzi dell’energia. Lo scenario di base prevede una riacutizzazione contenuta delle tensioni, senza ulteriori rialzi dei tassi da parte della BCE e con un solo intervento della Fed, probabilmente posticipato. Tuttavia, un prolungamento delle ostilità potrebbe riportare sul tavolo possibili rialzi dei tassi già a settembre.

Manteniamo un orientamento favorevole agli asset rischiosi, ma lo riduciamo leggermente durante i mesi estivi, caratterizzati da una minore liquidità e da una stagionalità meno favorevole.

All’interno degli investimenti più rischiosi, continuiamo a privilegiare il Credito (Corporate Bond) rispetto ai Titoli Governativi (Govies). Il maggiore carry offerto dalle obbligazioni societarie rappresenta infatti un importante cuscinetto contro la volatilità estiva, mentre il comparto ha dimostrato una buona capacità di tenuta nelle diverse fasi del ciclo economico.

Sul fronte azionario, riduciamo il sovrappeso sull’azionario a una posizione solo marginalmente positiva, adottando un approccio più prudente.

Restiamo inoltre cauti sulla duration: manteniamo una posizione neutrale sui titoli obbligazionari in euro e leggermente corta negli Stati Uniti, poiché l’elevata offerta di debito e il rialzo dei premi a termine (term premia) continuano a sostenere rendimenti obbligazionari di lungo periodo più elevati.

Un accordo di pace più duraturo tra Stati Uniti e Iran potrebbe attenuare le pressioni inflazionistiche e favorire un calo dei rendimenti. Tuttavia, non riteniamo opportuno inseguire eventuali rialzi dei prezzi obbligazionari dovuti a una discesa del petrolio, poiché persistono fattori strutturali sfavorevoli, come l’elevato debito pubblico e la tendenza al rialzo dei premi a termine.

Questo vale soprattutto per i Treasury USA decennali, dove i rendimenti reali sono tornati interessanti dopo essere saliti di circa 50 punti base, raggiungendo il 2,4% da maggio. Al contrario, la componente di inflazione attesa incorporata nei rendimenti, pari a circa 2,25%, appare poco attraente rispetto alla media del 4,5% registrata negli ultimi cinque anni.