Michael Strobaek (CIO Globale) e Nannette Hechler-Fayd’herbe (Head of Investment Strategy, CIO EMEA) di Lombard Odier

Nonostante conflitti in Medio Oriente, petrolio in rialzo, dazi e timori sulla spesa IA, gli asset rischiosi hanno mostrato un’ottima prima metà dell’anno. La crescita globale è solida, con l’economia USA caratterizzata da produttività in aumento, costi del lavoro contenuti e bassa disoccupazione, elemento che consentirà alla Fed di mantenere i tassi invariati.
Permangono tuttavia dei rischi: a luglio gli USA hanno perso 23.000 posti di lavoro (con revisioni al ribasso nei mesi precedenti), i semiconduttori e gli hyperscaler hanno subito correzioni di prezzo, e i rendimenti dei Treasury a lungo termine sono saliti ai massimi da anni dopo la nomina di Kevin Warsh a Presidente della Fed. Inoltre, USA e Giappone sono intervenuti in modo coordinato sul yen. Analizziamo le sei domande chiave per i prossimi mesi.
1. I timori su vincitori e vinti dell’IA deraglieranno il mercato azionario?
Riteniamo di no. Nel Q2 le big tech USA hanno registrato utili in crescita di quasi il 70%, con le società di software in ripresa grazie all’adozione aziendale dell’IA. L’aumento dei prezzi di noleggio delle GPU dimostra che la domanda di calcolo supera la capacità di offerta, nonostante gli ingenti investimenti (capex). Non spaventano i flussi di cassa operativi temporaneamente negativi degli hyperscaler, i cui fondamentali di credito restano solidi. Il contesto premia l’intero ecosistema: progettisti di chip, infrastrutture, fonderie, reti e data center.
Inoltre, non temiamo che il tech cinese sconvolga il settore come avvenuto nell’automotive elettrico europeo: gli USA guidano l’innovazione e la Cina l’adozione. Si andrà verso ecosistemi nazionali di “IA sovrana”. Restiamo neutrali sul tech globale, con preferenza per il software e il tech dei mercati emergenti, più economico e con alto potenziale.
2. L’ampliamento del rally azionario è sostenibile?
Sì. I guadagni si stanno estendendo oltre il tech grazie al ciclo di capex che si diffonde nell’economia reale. Le manifatture USA sono in ripresa e gli utili del Q2 hanno sorpreso in positivo. Le valutazioni nei mercati sviluppati sono più interessanti e favoriamo i settori finanziario, materiali, utility e salute. Eventuali volatilità legate alle elezioni USA di metà mandato non dovrebbero impedire la crescita azionaria su orizzonte annuale.
3. Cosa segnala l’intervento coordinato USA-Giappone sullo yen?
L’intervento mira a stabilizzare lo yen e a evitare una vendita massiccia di Treasury USA da parte di investitori giapponesi. Tuttavia, le misure non forniranno un supporto duraturo alla valuta nipponica. Con una Fed più restrittiva e per recuperare credibilità sull’inflazione, la BoJ accelererà la stretta monetaria: prevediamo un rialzo dei tassi a settembre e tre ulteriori aumenti nel 2027.
4. La Fed ha un problema di credibilità?
No. L’aumento dei rendimenti dei Treasury sotto la guida di Warsh riflette la crescita dei rendimenti reali e una solida economia, non un calo di credibilità. Le aspettative di inflazione a lungo termine restano stabili e l’IA produrrà effetti disinflazionistici nel tempo.
5. Chi acquisterà i Treasury statunitensi?
Sebbene la quota di Treasury detenuta da investitori esteri sia scesa dal 50% (2012) al 30% circa, la domanda interna (retail e istituzionale) rimarrà forte grazie a rendimenti oltre il 5%. Inoltre, la diffusione delle stablecoin ancorate ai Treasury ne sosterrà la domanda. Manteniamo una posizione neutrale sui titoli di Stato globali, preferendo la curva a 5-7 anni.
6. Obbligazioni e azioni dicono la stessa cosa?
In una fase di crescita non inflazionistica, azioni e obbligazioni possono performare bene contemporaneamente. Rimaniamo in sovrappeso su azioni (sviluppate ed emergenti) e su obbligazioni dei mercati emergenti. Abbiamo invece ridotto l’allocazione sull’oro, che offre un potenziale di rialzo inferiore rispetto ad asset sensibili alla crescita.

